Un presidio di attivisti del Coordinamento antispecista del Lazio si è dato appuntamento ieri mattina alle 9 all'imbocco del vicolo d'ingresso del parco acquatico Zoomarine di Torvajanica, in provincia di Roma, per manifestare. Al centro della protesta degli animalisti – circa sessanta persone poi aumentate nel pomeriggio – l'utilizzo dei delfini negli spettacoli di intrattenimento che hanno reso famoso il parco.
"Molti pensano che gli animali si divertano – spiega Alessandro Di Rienzo, uno degli organizzatori – ma non è assolutamente così: questi luoghi nascondono sofferenza e schiavitù, basti pensare che l'addestramento impartito ai delfini è coercitivo ed utilizza forme di violenza fisica e psicologica. Spesso, ad esempio, gli animali mangiano solo quando eseguono gli ordini dell'addestratore. Si utilizza la fame per piegarli al volere dell'uomo". Ma gli animalisti vanno oltre: "Non si può ignorare lo sterminio che si trova alla base dei delfini imprigionati nei parchi acquatici – sostiene Di Rienzo – molti di questi animali provengono dai mari dell'estremo oriente in cui sono catturati da pescatori senza scrupoli che, per catturarne uno solo e venderlo ai proprietari dei delfinari per centinaia di migliaia di euro, non esitano ad ucciderne molti altri. Ci sono decine di documenti anche audiovisivi che testimoniano questo massacro".
Cartelli ed immagini mostrate alle famiglie – tantissime – pronte ad entrare nel parco e fiumi di automobili ed autobus investiti dalle urla accalorate degli attivisti: così si è svolta la protesta pacifica. "Noi vogliamo sensibilizzare le persone sulla realtà nascosta dei delfinari - rivela Di Rienzo – renderli coscienti di ciò a cui stanno assistendo. Stiamo cercando di contrastare in ogni modo il principio per cui gli animali nascono per essere schiavi degli uomini".
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