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UCCIDE E MANGIA UN’AQUILA DELLE FILIPPINE, SOLO 2.000 EURO DI MULTA

Venerdì, 25 Maggio 2012

Gli animalisti contro la sentenza morbida

UCCIDE E MANGIA UN’AQUILA DELLE FILIPPINE, SOLO 2.000 EURO DI MULTA
Circa 2.000 euro di multa. Ecco la condanna decisa per Bryan Bala-on, colpevole di aver ucciso e mangiato un'Aquila delle Filippine, specie protetta e animale simbolo delle Isole.
Questo è il primo caso nello Stato asiatico di uccisione di una specie a rischio, ma la vittoria formale non è abbastanza per Dennis Salvador, direttore esecutivo delle Fondazione per le Aquile Filippine (Pef). Secondo Salvador, si tratterebbe di un finale "agrodolce", perché resta la convinzione che la morte dell'aquila non abbia ricevuto giustizia.
La vicenda è stata trascinata per quattro anni nel tribunale di Malaybay, ma la sentenza del giudice Josefina Gentliles Bacal non ha chiarito quanti anni di prigione sostituirebbero la pena pecuniaria in caso di insolvenza di Bala-on. Certo è che la legge filippina prevede il carcere da 6 a 12 anni per l'uccisione di specie a rischio e una multa che va dai 2.000 ai 20.000 euro. Il risultato? La decisione della corte ha assegnato la pena minore.
L'uccello in causa, all'epoca un esemplare giovane, era stato portato nel centro per Aquile di Davao per una ferita da arma da fuoco nel 2006. Dopo mesi di riabilitazione e dopo avergli applicato una radiotrasmittente, era stato rilasciato sul Monte Kitanglad per la felicità della gente e dei volontari, che l'avevano ribattezzato Kagsabua, una parola nativa che significa "unità".
Il biologo del Pef, Giovanne Tampos, responsabile dell'osservazione degli spostamenti dell'aquila, ne aveva segnalato la scomparsa a pochi mesi dal rilascio, nel luglio 2008. I ricercatori avevano ricevuto un segnale dalla trasmittente che avvertiva della possibilità che l'animale fosse morto, non essendosi spostato per oltre due giorni. Ritrovate le tracce dell'animale, gli scienziati erano arrivati a Bala-on, che aveva subito ammesso di aver sparato all'aquila e di averla mangiata.
Qualche settimana dopo, però, l'indagato aveva ritrattato. E, da allora, le indagini si erano fatte più complicate. Grazie a un video e agli strumenti tecnologici messi a disposizione dalle autorità, l'accusa era poi riuscita a convincere la giuria che Bala-on fosse "colpevole oltre ogni ragionevole dubbio".
Tuttavia, la pena assegnata non convince gli animalisti e il direttore del Pef, che ha detto: "Ho la sensazione che l'aquila non abbia avuto giustizia. Bala-on si è preso gioco della corte mentendo ripetutamente, e questo non è mai stato preso in considerazione nell'emissione della sentenza". (Foto: Paul Pajo)

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