Fisico robusto e resistente, taglia contenuta, pelo corto, temperamento forte, carattere socievole, sguardo dolcissimo, e ancora, sensibile, mite, affettuoso, simpatico, intelligente e testardo.
E’ questo il profilo del protagonista del momento: il beagle, la razza prediletta dai vivisettori.
Caratteristiche uniche che la rendono la specie più idonea per la sperimentazione animale.
Alla Marshall Farm Inc, il più grande produttore di cani da laboratorio, l’esemplare nasce e cresce in ambienti sterili, privi di luce naturale, chiuso in gabbie anguste. Il suo è un mondo in bianco e nero. Inodore. Non conosce il colore del prato, l’odore della terra o la tenerezza di una carezza.
Duecentociquanta cuccioli e quattrocentocinquanta fattrici, il numero dei reclusi.
Una fattrice diventerà il simbolo della liberazione.
Lei vive in solitudine, non gioca con i suoi simili. Nessuno la chiama per nome. E’ solo un numero, solo una apparato da riproduzione. E’ una mamma che metterà al mondo creature da smembrare.
I suoi cuccioli diventeranno oggetti vivi da straziare su un tavolo di laboratorio. Fabbricati per falsi, medievali e inattendibili fini scientifici.
La loro vita violata, seviziata e sacrificata con l’alibi della bellezza e del benessere dell’umanità. Le lobbies farmaceutiche sono le sole ad avere interesse a mantenere lo status quo, per continuare ad incassare l’ingente flusso di denaro, erogato per una ricerca che di ricerca non ha nulla, ma che deve essere chiamata con il suo vero nome : vivisezione. Così ci ingannano i maestri della scienza.
Dalle gabbie, le vittime predestinate, avranno contatti solo con i loro aguzzini, i quali indosseranno tute, calzari e mascherine: le cavie non possono essere contaminate.
I loro corpi saranno oltraggiati da mani intrise di sangue.
Per misurare il grado di tossicità di una sostanza o di uno stupefacente a loro inietteranno, inaleranno e ingeriranno veleni , senza anestesia. Moriranno tra atroci sofferenze, asfissia, soffocamento, arresto cardiaco e paralisi, le cause del decesso.
Subiranno, inermi, ogni sorta di maltrattamento. I beagle sono cani inoffensivi.
Non potranno urlare il loro dolore. Le loro corde vocali saranno recise sin dall’infanzia.
Nello stabilimento della morte il silenzio è surreale, lungo i corridoi l’odore è ripugnante. Nell’ambiente regna un afrore stantio di animale. Si respira aria di morte e sofferenza.
Lunghe file di gabbie esili all’interno delle quali risiedono anime appena sezionate, con cicatrici ancora fresche. I cani si avvicinano senza emettere suoni, nessun latrato. Eppure il beagle abbaia molto e la sua voce è singolare. In muta, il suo ululato diviene una corale straordinaria definita “singing beagle”.
La Marshal Farm Inc di Montichiari, l’allevamento sequestrato nei giorni scorsi dal Corpo Forestale dello Stato di Brescia, risiede a Montichiari e produce merce viva destinata ai laboratori di tutta Europa.
Lo scorso 27 luglio, scortata dagli agenti della Forestale, come una diva del cinema americano, sotto l’occhio vigile dei veterinari e dopo lunghe ore di attesa al comando del Corpo Forestale dello Stato di Brescia, arriva lei. La prima fattrice uscita dallo stabulario degli orrori e con lei arrivano i primi cuccioli. La commozione è nell’aria, la mammina fa capolino dal trasportino, si guarda intorno e con timore esce. Singhiozzi, lacrime, applausi, gli scatti delle numerose macchine fotografiche rompono il silenzio. Un silenzio creatosi intorno per non turbare il debutto di una stella nella sua nuova vita.
“Liberi tutti ! E Liberatutti sarà il suo nome. E’solo il primo passo per liberare tutti gli animali destinati alla vivisezione....” dice con voce rotta dall’emozione il suo affidatario Giuliano Floris stringendola dolcemente fra le braccia
Fermare Green Hill è una battaglia iniziata anni fa dal Coordinamento “ Salviamo i cani di Grenn Hill”, avallata dalle associazioni animaliste, sostenuta dalle inchieste di Stefania Piazzo, direttore de La Padania e presidente onorario di Chiliamacisegua, passata attraverso l’arresto degli attivisti avvenuto lo scorso 28 aprile. Un episodio che ha portato alla ribalta le atrocità della vivisezione. Un evento che ha spalancato gli occhi all’opinione pubblica. Una protesta comune che ha unito l’Italia. Il ricordo delle immagini del piccolo beagle innalzato al cielo come un vessillo di libertà hanno fatto il giro del mondo.
Si è mossa la catena della solidarietà. Migliaia di richieste pervengono ai siti delle associazioni delegate agli affidi. I controlli e i colloqui continuano senza sosta. Desideriamo dare una casa ai duemilasettecento angeli usciti dal mattatoio della crudeltà e ai cuccioli che nasceranno. Vogliamo dare una speranza all’umanità. Tutti insieme.
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Commenti (3)
cristina paola bisi
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Speriamo di esserci capiti...
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cristina paola bisi