I loro occhi disillusi penetravano nel mio cuore come lame roventi.
Il loro capo, proteso verso l'alto, si avviluppava alla rete nella speranza di sentire addosso il calore di una carezza.
Un altro attendeva la morte inerme e appiattito sotto un bancale di legno.
Si nascondeva rassegnato e ormai esanime.
Altri zampettavano felici. Come se avessero intuito che il nostro arrivo li avrebbe sottratti alla disperata solitudine in cui erano costretti a vivere.
Il mio viaggio verso la Terra dei Ceci iniziava la sera prima.
Una notte intera a macinare chilometri, una sosta al parcheggio dell'autogrill lungo la A1, il tempo necessario per aspettare l'amica di tante vicissitudini. Dopo aver percorso un centinaio di chilometri sulla statale, serpeggiando fra numerose colonie di esili corpi invisibili e carcasse di anime incollate all'asfalto, finalmente arriviamo a destinazione.
Il paesino, di origine medievale, era arroccato sul pendio scosceso di una montagna.
Nel cielo, terso e turchino, svettavano rigogliose, imponenti piante di mimose.
L'Italia è incantevole, ricca di storia e di bellezze naturali ma è anche culla di illegalità, di compromessi, di indifferenza, di collusione.
Dovevamo procedere, noi avevamo un incontro lassù, in un luogo di sofferenza aggrappato a quel borgo.
Thanatos, il dio della morte ci attendeva .
Per la prima volta, quell'oscura divinità alata dal cuore di ferro, restituiva alla vita le creature che aveva imprigionato nel suo tempio.
Un inceneritore, emblema del canile, si innalzava dritto verso quel cielo limpido.
Cucce infilzate lungo il declivio, una natura incontaminata dentro alla quale erano custoditi mille fantasmi abbarbicati al ripido suolo e ormai rassegnati. Impotenti, attendevano il loro triste destino.
La mente rabbrividiva davanti a quella realtà letta, fino ad ora, solo nelle carte delle numerose denunce presentate in Procura.
Un anno consumato a studiare atti e scartoffie. Notti in bianco trascorse a rimuginare una strategia che avrebbe consentito di redimere tutte quelle anime rapite, fagocitate dalla Terra dei Ceci.
Più di novanta comuni avevano affidato la gestione dei propri randagi al dio della morte.
Più di novanta i sindaci che avevano ignorato la sorte di quegli esseri viventi. Duemila settecento tredici cani deceduti nell'anno in cui i nostri azzurri avevano vinto i campionati mondiali di calcio in Germania.
Duemila settecento tredici creature inghiottite dal fuoco assassino. Incenerite pochi giorni dopo la loro cattura.
Lo prevedeva la convenzione stipulata con il servizio sanitario locale. Ogni spoglia scaraventata nel camino garantiva un forte guadagno.
Un illecito perpetrato nel tempo, negli anni.
Anni in cui l'indifferenza prevaricava sulla legalità, in barba alla legge sul benessere degli animali in vigore dal 1991 che prevede di alloggiare i randagi in strutture idonee, di garantire ai suoi ospiti una profilassi sanitaria di base, di mantenerli, di limitarne le nascite e di promuoverne le adozioni. Ma non nella dimora di Thanatos.
Lì era celata la criminalità. Il malaffare. IL business del randagismo intorno al quale gravitano, da sempre, cifre da capogiro.
Appalti vinti senza requisiti. Denaro pubblico, del contribuente, sperperato per sponsorizzare dolore, rassegnazione e morte.
Moneta sporca intascata da imprenditori senza scrupoli. Primi cittadini indifferenti, o addirittura consenzienti .
Tanto è solo un cane.
Un cadavere è un problema in meno per l'amministrazione e un introito in più per chi lo accalappia, lo mantiene e lo smaltisce.
Quaranta euro per ogni cane accalappiato. Settantasette euro per ogni spoglia bruciata.
Venti euro per la custodia che al massimo durava dieci giorni. Poi la soppressione.
Cane malato o cane mordace.
Una vita breve nella tana di Thanatos.
Finalmente la svolta e il sequestro per maltrattamento. Per la prima volta, dopo vent'anni di imbrogli , il dio della morte consegnava le anime che aveva rapito.
Quelle poche che non aveva ancora ucciso.
Mille, il numero dei cani censiti dalle autorità il giorno del sopralluogo.
Mille le vite restituite. Il canificio chiude i battenti.
Il fuoco cessa di ardere. A Cicerale.
Thanatos non è vinto.....Thanatos non si arrende.
Lui alberga in altri inaccessibili e sovraffollati luoghi. Denunciati, sequestrati, privi di volontariato e di assistenza sanitaria.
Ricettacoli di riproduzioni. Cuccioli sfornati per garantire ai gestori qualche spicciolo in più al giorno.
Le cui adozioni sono sempre negate.
Illuminiamo le eterne dimore del dio della morte per riscattare le migliaia di anime agguantate ed occultate.
Risvegliamo le coscienze di coloro che gestiscono il denaro pubblico.
Che tutelano questi cuori e che troppo spesso, inconsapevolmente, finanziano la morte.
Togliamo il giocattolo dalle mani degli aguzzini.
Insieme!
Commenti (5)
dalina
un saluto
danicla
Monica Filippini
Immagino quegli sguardi per aver fatto un poco di volontariato in un canile e perché ho sempre avuto gatti.
A volte quando sono abbracciata ad una di loro mi domando che mostro è quello che riesce a far del male ad un essere così buono ed innocente bambino o animale che sia. Grazie ancora Monica
Rosy
I mille rimasti sono grati i duemila settecento tredici ovunque siano, stanno gioiendo perchè altri non dovranno affrontare l'inferno che è toccato a loro.
Spero di ricontrarti di nuovo ( ci siamo conosciute e parlate più di una volta)per dirtelo guardandoti: GRAZIE
monica virello
adele