LA DIRETTIVA EUROPEA: CHI L'HA VOLUTA E CHI L'HA COMBATTUTA

LA DIRETTIVA EUROPEA: CHI L'HA VOLUTA E CHI L'HA COMBATTUTA

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L’attenzione degli amanti degli animali, in Italia e nel mondo, in queste settimane è puntata sul Senato della Repubblica. La commissione XIV ha all’esame la legge comunitaria, il cui art.14, proposto dall’ex ministro Michela Vittoria Brambilla e fortemente sostenuto dalla Federazione italiana Diritti Animali e Ambiente, contiene misure volte a migliorare le condizioni degli animali da laboratorio. Tra queste, la norma che sancisce “il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione”, e pertanto comporta la chiusura di Green Hill, e quella che prevede l’obbligo di ricorrere all’anestesia durante gli esperimenti. Per le lobby farmaceutiche e baronali è già troppo: ed ecco che la presidenza della commissione XIV solleva problemi di compatibilità con la direttiva 63/2010 e il diritto europeo, non rilevati durante il passaggio alla Camera né dall’omologa commissione né dal governo (dove siede, come responsabile delle Politiche comunitarie, uno dei massimi esperti italiani della materia). Ma perché si è arrivati a questo? Come mai è così lontano l’obiettivo dell’abolizione totale della vivisezione? La risposta è nella sciagurata direttiva europea che l’Italia è chiamata ad applicare: la 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010 “sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, pubblicata sulla G.U. dell’Unione del 20 ottobre 2010, in vigore dal 1 gennaio 2013. Un atto complesso, discusso in procedura di codecisione tra Europarlamento, Commissione di Bruxelles e Consiglio europeo dei ministri, che tra il 2008 e il 2010 ha coinvolto due Commissioni (Barroso I e II) e due Parlamenti e che è stato il terreno di una battaglia combattuta dalle associazioni animaliste ma vinta – in fin dei conti – dalle lobby farmaceutiche. Anche se l’abolizione della vivisezione non è mai stata, purtroppo, all’ordine del giorno, il testo originario della direttiva come originariamente proposta (novembre 2008), che doveva sostituire quella dell’86, conteneva molti elementi positivi: uno stop senza deroghe all’uso di animali in alcuni settori, un deciso aumento e l’incentivazione del ricorso ai metodi di ricerca senza animali, trasparenza per l’opinione pubblica sull’attività. Non solo, la Commissione di Bruxelles aveva lanciato una consultazione con la partecipazione di 42.000 cittadini europei, che si sono espressi a favore di una maggiore tutela per gli animali utilizzati negli esperimenti (93%) e di un investimento maggiore a livello europeo per lo sviluppo e la validazione di metodi sostitutivi alla sperimentazione animale (79%).
La proposta originaria è stata demolita poco a poco, innanzitutto dai governi nazionali, poi dalla maggioranza del Parlamento europeo e con la sostanziale connivenza della Commissione: tutti sensibilissimi alle sirene dell’establishment della ricerca inutile e dannosa, che non intende rinunciare alla massima libertà d’azione senza nemmeno il pur minimo controllo. Davvero fondamentale è stato non il voto del 2010, ma il primo voto del Parlamento europeo, nella scorsa legislatura, del 5 maggio 2009, nel quale si espressero 46 eurodeputati italiani su 78 totali.
In quella decisiva occasione la LAV, insieme ai rappresentanti animalisti di tutta Europa che fanno parte delle Coalizioni Eurogroup for animals ed European Coalition to End Animal Experiments, chiese – anche con il sostegno di una petizione nazionale – dopo essersi invano battuta per difendere la proposta originaria, chiese di supportare almeno gli emendamenti volti a garantire e migliorare la salute e la sicurezza per l’uomo, i divieti di alcune tipologie di esperimenti e lo sviluppo concreto di metodologie alternative all’uso di animali oltre a bocciare quelli peggiorativi.
Tra le proposte supportate c’erano: la tutela di specie finora non incluse nell’applicazione della legislazione, quali invertebrati e forme embrionali e fetali, l’adozione di misure fortemente restrittive per l’utilizzo di primati non umani ed allevamento degli stessi e relative possibilità di ricorso a specie allo stato selvatico, il divieto di utilizzo delle grandi scimmie (scimpanzé, bonobo, gorilla e orangutan), la ridefinizione dei livelli di sofferenza, l’autorizzazione nelle procedure e per i metodi di uccisione, l’implementazione dei metodi alternativi presente più volte nelle premesse e nell’articolato, il divieto di sperimentazioni didattiche con animali vivi, sperimentazioni belliche, LD50 e produzione di vaccini monoclonali per via ascitica, la tutela di specie dichiarate a rischio di estinzione (disposizioni CITES), la trasparenza effettiva degli atti autorizzativi.
Di tutto questo, per l’efficace azione dei portatori d’interessi contrari, non è rimasto praticamente nulla. Dopo le elezioni europee del 2009, si è passati alla fase successiva. Il Consiglio dei ministri della Sanità europei non ha tenuto conto della mobilitazione animalista in Italia e negli altri Paesi, approvando nel giugno 2010 un testo ulteriormente peggiorativo. Con modificazioni che hanno permesso di allargare la maglia legislativa integrando deroghe ed eliminando i divieti proposti e diminuendo il regime di trasparenza.
Perduta la prima battaglia, nei limiti del giuridicamente possibile la controffensiva animalista è scattata all’atto del recepimento, con l’introduzione dell’emendamento che contiene la norma Brambilla per chiudere Green Hill e che ora è diventato l’articolo 14. Recepimento restrittivo pienamente in linea con il Trattato europeo. Quanto le novità previste nel testo – a cominciar dal divieto di allevamento – diano fastidio alla lobby vivisettoria, è testimoniato dallo scatenarsi di una campagna di straordinaria intensità. Con le e-mail e i cartelloni della miliardaria “Foundation for biomedical research” sparati come missili, per provare a persuadere senatori e cittadini che con l’art.14 si uccide la ricerca. Ma la gente non si lascia più ingannare e sa benissimo chi uccide chi e perché. Il clima è cambiato e i signori della vivisezione, una volta tanto, tremano.

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