TANA LIBERA TUTTI

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Ventinove senatori più un giudice. Uguale, la sorte di quindici cuccioli di beagle e oltre 830mila altri animali utilizzati ogni anno per la sperimentazione solo in Italia. Nelle loro mani c’è la sorte di questa moltitudine ma anche di ogni singolo individuo, ognuna di queste vite.
La partita è quella che si giocherà fra il Tribunale di Brescia e Palazzo Madama a Roma, oggi attraversate dalla protesta di popolo che in Italia e nel mondo dirà ancora più forte via Green Hill, no alla vivisezione. E questo è possibile grazie a una sinergia di cui la Federazione Italiana Diritti degli animali e ambiente è stata protagonista. Far comprendere che ogni manifestazione a Montichiari è stata utile così tanto quanto la capacità di un’attività istituzionale nella Legge Comunitaria che sta incollando alle sedie e con la dovuta pubblicità chi è chiamato a prendere le decisioni. Così li abbiamo tanati.

Nelle prossime ore conteremo gli emendamenti negativi all’articolo 14 della Legge Comunitaria già approvato a stragrande maggioranza della Camera e con il Sì dei Ministeri della Salute e degli Affari Europei. A cercare di demolire questa significativa “limitazione del danno” della famigerata direttiva europea del 2010 – atto comunitario che nessun animalista italiano ha voluto così com’è – hanno mandato avanti prima dei veterinari di industrie farmaceutiche (ormai noti più per i favori allo sfruttamento degli animali, dal sì alle gabbie delle galline ovaiole all’accondiscendenza a circhi e allevatori, che per il rispetto dell’impegno al benessere degli animali previsto dal loro Codice Deontologico) per poi schierare un po’ di vecchie baronie universitarie, qualche ricercatore finto-indipendente e qualche decina di milioni di euro in superata pubblicità. E ora, non riuscendoci, dicono che “la vivisezione non esiste” (quando si oppongono ad un punto che all’articolo 14 in ballo prevede anestesia e analgesia obbligatoria e la sperimentazione senza è in vorticoso aumento negli ultimi anni) e che “rischieremmo così una procedura d’infrazione comunitaria” (quando loro hanno detto per primi che dal 1992 abbiamo in vigore un Decreto Legislativo più rigoroso della precedente direttiva europea – sic – e in vent’anni Bruxelles si è guardata bene dall’intentarci alcunchè) procedure d’infrazione che l’Italia ovviamente paga solo quando le stesse persone (vero senatori Boldi e Di Giovanpaolo?) votano con i loro partiti per la caccia in deroga a specie protette dall’Unione Europea…
Il Giudice di Brescia ha già riconosciuto particolare apprezzamento per il movente della liberazione dei beagle dal lager di Montichiari. Ha fatto suo il pensiero della stragrande maggioranza degli italiani. Lo sappiano fare, votando Sì all’articolo 14 della Legge Comunitaria, anche i ventinove senatori della Commissione politiche europee.

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