CLIMA "IMPAZZITO" IN EUROPA, IL MEDITERRANEO È PIÙ VULNERABILE

CLIMA "IMPAZZITO" IN EUROPA, IL MEDITERRANEO È PIÙ VULNERABILE

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Lo studio Ue: temperature sconvolte dal 2021

L’Est della Scandinavia e il bacino del Mediterraneo saranno le aree più colpite dal riscaldamento climatico che sconvolgerà l’Europa dal 2021, secondo le proiezioni pubblicate nei giorni scorsi dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea).
“Il riscaldamento più significativo è attesso nell’Est della Scandinavia, nel Sud e nel Sud-est dell’Europa”, secondo il commento che accompagna una serie di documenti elaborati dagli esperti dell’Aea e pubblicati sul proprio sito Internet.
L’Europa sarà in media più calda di un grado e mezzo tra il 2021 e il 2050 di quanto non lo sia stato tra il 1960 e il 1990, precisa l’Agenzia europea. Che poi va oltre: in Scandinavia, le temperature medie potrebbere aumentare di sei gradi da qui al 2071 in rapporto al periodo di riferimento 1960-1990.
Questi rialzi possono sembra insignificanti ma “mascherano potenzialmente dei forti estremi”, precisa l’Aea. Che rimarca “grandi differenze tra le temperature invernali e quelle estive”.
Le stesse temperature invernali saranno più sconvolte in Scandinavia e nell’Europa dell’Est, così come i rialzi più considerevoli delle temperature estive si osserveranno intorno al Mediterraneo.
Secondo l’Agenzia, ancora, le piogge potrebbero aumentare del 15% nel Nord Europa e calare della stessa percentuale nel Sud del continente tra il 2021 e il 2050.
“Queste carte mostrano che molti Paesi adattare il proprio sistema agricolo al cambiamento climatico e far fronte ad una quantità minore d’acqua oppure di avere piogge in altri periodi dell’anno”, afferma lo studio che prevede anche un impatto negativo per il turismo nel Mediterraneo. L’Aea rivela ancora: ” L’agricoltura è estremamente intensiva in alcuni Paesi mediterranei, che arrivano ad impiegare fino all’80% di acqua”.
Ma questo scenario, sicuramente preoccupante, sarebbe meno drammatico se si ridurranno rapidamente le emissioni di anidride carbonica, ricorda l’Agenzia europea per l’ambiente, “rimpiazzando per esempio le energie fossili con delle tecnologie che adoperino quelle rinnovabili”.

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