L'orrore delle fattorie delle tigri

L'orrore delle fattorie delle tigri

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Per le tigri, come pubblicato anche dal giornale della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente “Nel Cuore”, è allarme rosso. E’ dolorosa e sconcertante la prospettiva che questi magnifici “enormi gatti” – così chiamano in inglese i grandi felini- scompaiano dalla faccia del pianeta nell’arco di un decennio. A rattristarmi ancora più è il fatto che due Paesi come Cina e Stati Uniti, così diversi ma entrambi super potenti, invece di agire per salvaguardare queste creature permettono che sui loro territori esistano le orribili “fattorie della tigri”. Di che cosa si tratta? Di veri a propri allevamenti dove questi animali vengono cresciuti in condizioni non dissimili da quelle, terribili, del bestiame. Lo scopo è l’unica cosa che diversifica la due nazioni responsabili indirette di questo abominio. In Cina infatti le tigri vengono fatte nascere, nutrite e quindi, una volta adulte, macellate per poi utilizzarne le pelli come ornamenti e le carni per il consumo alimentare. Pare infatti vengano considerate vere e proprie “delicatezze”. In più, sebbene ufficialmente sia vietato, dalle loro ossa viene ricavato un “vino” che secondo antiche credenze possiederebbe innumerevoli “virtù” terapeutiche. Pare quasi superfluo dire che in questo commercio è coinvolta la criminalità organizzata che non esita a procurarsi queste materie prime anche acquistandole dai bracconieri.

Negli Usa invece, dove secondo le stime del WWF, ci sono più tigri possedute da privati di quante ne sopravvivano in natura, vengono allevate per fornire prede per i cacciatori, per i collezionisti di trofei ma anche per rifornire il mercato dei traffici illegali. Una cosa è certa fino a che questa indegna situazione proseguirà proteggere questa specie sarà ancora più difficile.

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