"Sono nostri e ne facciamo quel che ci pare"

"Sono nostri e ne facciamo quel che ci pare"

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“Sono  nostri e ne facciamo quello che ci pare”

E’ quello che devono aver pensato, oltre ad averlo praticato, un allevatore e un cacciatore di San Zenone degli Ezzelini (Treviso). Un toro, sabato scorso, è evaso da una stalla, volendo così evitare la macellazione, e per qualche ora ha gustato la libertà nelle campagne. La cronaca giornalistica riferisce che l’allevatore “vista l’impossibilità di riportarlo indietro, ha chiamato un amico cacciatore che gli ha sparato un colpo”.

I Carabinieri di Castelfranco Veneto, accorsi sul posto, avranno appurato i fatti. L’articolo 544 bis del Codice penale punisce con la reclusione da quattro mesi a due anni “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale”. Se non è provata la “necessità”, che la Giurisprudenza ormai consolidata ben definisce, allevatore e cacciatore, dovranno essere processati. Non c’era necessità di “legittima difesa”, il toro pascolava, non c’era pericolo accertato per l’incolumità pubblica. L’hanno ucciso solamente perché “non riuscivano a riportarlo indietro”. Non chiamando aiuti, nemmeno un medico-veterinario. Semplicemente, il toro voleva pascolare.

Per questo, li abbiamo denunciati.

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