Quel comitato etico di controllori e controllati

Quel comitato etico di controllori e controllati

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Saranno da istituire ai sensi della legge che recepirà la famosa direttiva europea sulla vivisezione o sperimentazione sugli animali che dir si voglia. Chi ha anticipato una norma vuol dire che già la applica e quindi è un precursore dei tempi ed è più che in regola, vero?
L’annuncio del via al “Comitato etico sulla sperimentazione animale” dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna  è però una presa in giro, tanto per fare scena. Perché? I cinque membri sono tre dipendenti dell’Istituto stesso, la maggioranza non a caso, e gli altri due sono una biologa della locale Università e un veterinario di un Asl della Sardegna. Ovvero, controllori e controllati – gli IZS sono Istituti dipendenti dalle Regioni, come le Asl, e regolati da norme nazionali come le Università.
Ma a cosa dovrebbe servire un Comitato etico? Senza alcun potere effettivo, sull’onda nordamericana dove esistono da decenni, esamina i progetti di ricerca e se lo ritiene fa osservazioni nella linea, già prevista dal Decreto Legislativo 116 del 1992, in via generale, di ricorrere agli animali solo “quando è indispensabile” e favorire il ricorso a metodi alternativi.
In altre parti d’Italia, a mia memoria per la prima volta a Genova, presso un Istituto pubblico, quasi vent’anni fa, sono state istituite queste vere e proprie “foglie di fico” della vivisezione, alcune anche con componenti religiosi, d’altronde sono “etici” questi Comitati, non scientifici, nessuno con esperti in metodi alternativi (cosa che, assieme alla figura del biostatistico, prevede invece l’altrettanto ormai famoso articolo 14 della Legge Comunitaria in discussione al Senato dopo i Sì di Camera e Governo), e qualche volta anche con l’uso di un laureando in Scienze biologiche, utile solo perché “iscritto al Wwf” (sic) per mostrare l’apertura del mondo dell’uso degli animali alle diverse istanze…
Una sola domanda all’IZS della Sardegna pagato con i soldi pubblici: quanti e quali metodi alternativi avete messo a punto e applicato in vent’anni, non uno, secondo il dettato del Decreto Legislativo 270 del 1993, articolo 3 lettera p) http://www.izs-sardegna.it/chi_siamo.cfm che regola la vostra funzione? E quanti e quali IZS, pagati con i soldi pubblici, hanno fatto altrettanto negli stessi vent’anni, per una legge non in divenire ma in vigore?
Una sola risposta. Quella che mi diede qualche anno fa una ricercatrice di un’IZS stupita del mio stupore nell’apprendere che lei operava proprio in questo campo. “Non scherzi, l’evoluzione dei metodi alternativi scardinerebbe gli assetti dei poteri del sapere e quindi dei finanziamenti dei laboratori”.

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