La svolta dei quattrozampe sui treni

La svolta dei quattrozampe sui treni

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Fino a pochi anni fa – lo ricorderanno bene i proprietari di cani, soprattutto quelli di taglia media e grossa – viaggiare sui treni con l’amico a quattrozampe era praticamente impossibile. I cani più pesanti di dieci chili non erano ammessi a bordo e i loro proprietari erano costretti ad usare l’automobile oppure a rinunciare al viaggio o a separarsi dai loro animali. Lo stesso avranno fatto chissà quanti potenziali visitatori del nostro Paese provenienti dall’estero, con danno evidente per la nostra industria turistica. Solo gatti o cani molto piccoli, chiusi negli appositi “trasportini” potevano passare il vaglio di un regolamento troppo severo e decisamente anacronistico.

Nell’estate del 2012, Trenitalia ha accolto la proposta di liberalizzazione formulata dalla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente ed io ho avuto il piacere e l’onore di firmare, a nome della Federazione, il relativo protocollo d’intesa. Poco dopo, il concorrente privato ha seguito la stessa strada, segno che era l’unica percorribile anche dal punto di vista commerciale. Insomma, le cose sono finalmente cambiate ed oggi possiamo dire che una battaglia epocale delle associazioni animaliste è stata vinta e che l’Italia è diventata un po’ più europea. Lo confermano i dati forniti dalla Divisione Passeggeri di Trenitalia: 60 mila animali trasportati durante la stagione estiva tra giugno ed agosto (+ 10 per cento rispetto al 2013), di cui 12 mila di media e grossa taglia, e ben 150 mila dall’inizio dell’anno. L’iniziativa ha intercettato una domanda di mobilità che era rimasta inespressa e si è rivelata ancor più forte di quanto avevamo previsto.

Liberalizzare l’accesso degli animali da compagnia sui treni è una scelta di civiltà compiuta nel pieno rispetto di tutti: proprietari di cani e non. Chi vuole viaggiare con il proprio cane, infatti, non solo paga un biglietto a prezzo base ridotto del 50 per cento, ma deve tenere sotto mano guinzaglio e museruola (da utilizzare solo in caso di effettiva necessità), il libretto sanitario e il certificato d’iscrizione all’anagrafe canina (per i cittadini stranieri il “passaporto del cane”). L’applicazione di queste semplici e chiare regole consente di semplificare la vita di tante famiglie, di adeguare la nostra offerta turistica agli “standard” europei, di dare un contributo significativo alla lotta contro il triste fenomeno dell’abbandono di cani e gatti, che alimenta il randagismo.

Il successo ci spinge a continuare, in ogni campo, ad interpretare le istanze di milioni di concittadini, proprietari di animali da compagnia, che chiedono di convivere serenamente, senza limitazioni ed ostacoli irragionevoli, con quelli che considerano ormai veri e propri membri della famiglia. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il problema dell’accesso dei cittadini con animali al seguito nei luoghi pubblici o aperti al pubblico e in particolare sui mezzi pubblici di trasporto è lontano dall’essere risolto. Molte amministrazioni comunali hanno abbattuto vecchi tabù (per esempio sull’ingresso nei pubblici esercizi o negli stabilimenti balneari) accogliendo l’impostazione delle ordinanze-tipo che avevo predisposto con l’Associazione nazionale dei Comuni italiani durante il mio mandato come ministro del Turismo ed ho rinnovato in seguito come portavoce della Federazione. Almeno tre Regioni, il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e l’Abruzzo hanno approvato leggi molto avanzate in questo campo ed altre seguiranno il loro esempio. Ma sui mezzi di molte aziende del trasporto pubblico locale è ancora difficile viaggiare con un cane di media taglia. Per non parlare dei voli, che pongono problemi tecnici particolari. Sono argomenti che siamo determinati ad affrontare quanto prima. Intanto l’accordo fra Trenitalia e la Federazione, che rappresenta un grandissimo passo avanti, ha dato i suoi frutti. Ed io sono particolarmente orgogliosa di aver lavorato per rendere più facili gli spostamenti di tanti italiani.

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