ATTENTI AL LUPO

ATTENTI AL LUPO

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C’era una volta un sindaco, incallito cacciatore, che di notte doveva fare la guardia anche alle pecore degli allevatori. Poiché non aveva tanta voglia di star sveglio, pensò di fare una bravata delle sue: approfittando della temporanea disattenzione delle altre autorità, emise un’ordinanza che autorizzava chiunque ad abbattere i lupi, animali appartenenti ad una specie protetta la cui gestione spetta allo Stato. Così, pensava senza riflettere, tutti avrebbero sparato ai lupi cattivi e le pecore degli allevatori sarebbero state salve.

L’idea fu di breve durata. Le autorità, tempestate di segnalazioni, si accorsero presto che il sindaco aveva esagerato: il ministero dell’Ambiente chiese informazioni, la Procura della Repubblica aprì un fascicolo e il Tribunale amministrativo regionale sospese l’ordinanza. Allora il primo cittadino decise di buttarla sul ridere e confessò di aver scherzato: “Ho gridato “Al lupo, al lupo” – disse – solo per richiamare l’attenzione sul problema”.

I giudici scriveranno il finale della favola, che in realtà è la storia vera del sindaco di Verona Tosi e della sua ordinanza contro i lupi della Lessinia. In un territorio densamente abitato come quello italiano, la convivenza tra l’uomo e il lupo può diventare un problema. Ma gridare “al lupo” non è la soluzione. I grandi carnivori, reintrodotti con successo nel nostro Paese, sono un patrimonio di tutti, non bersagli da baraccone elettorale: con la solita manciata di voti in premio per ogni colpo andato a segno.

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