RICHIAMI, PAGHEREMO PER POCHI BARBARI?

RICHIAMI, PAGHEREMO PER POCHI BARBARI?

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Sui richiami vivi la Commissione europea è tornata a far la voce grossa con l’Italia. E il governo, fin qui prono alle esigenze dell’irriducibile lobby dei cacciatori, ha dovuto dare almeno un segnale, annullando, nei giorni scorsi, due delibere, delle Regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, che autorizzavano la cattura di animali vivi da utilizzare come richiami per la caccia.

A febbraio la Commissione aveva inviato una lettera di messa in mora all’Italia, chiedendo la cessazione di questa pratica proibita dalle norme europee – ma ancora diffusa in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Trentino – e concludendo che non c’erano i presupposti per concedere una deroga. Dato che governo e maggioranza, impegnatissimi nel compiacere le doppiette, non hanno provveduto a sanare la violazione, a fine novembre la Commissione ha deciso di inviare un “parere motivato”, una sorta di “cartellino giallo” che dà al Paese due mesi di tempo per mettersi in regola. In caso contrario, la questione sarà sottoposta alla Corte di Giustizia, la stessa che tempo fa ha inflitto all’Italia una multa “una tantum” di 40 milioni e una penalità di 42,8 milioni al semestre per non aver rispettato le direttive comunitarie sui rifiuti.

Il governo si rassegni, e soprattutto si rassegnino i cacciatori: i richiami vivi vanno vietati. Altrimenti, non solo si perpetuerà una pratica crudele, barbara e medievale – che procura sofferenza senza alcuna necessità – ma l’insano diletto di pochi finirà col gravare sulle tasche di tutti.

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