NON SOLO GREEN HILL

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Da anello della catena a cinghia di trasmissione degli interessi di tutto il mondo che difende la vivisezione. Green Hill era sì un importante allevamento di beagle della statunitense “Marshall” presente in tre Continenti. Ed è stata condannata non per fatti sporadici ma per fatti pianificati nel proprio “Manuale delle procedure” http://www.lav.it/news/green-hill-condannato-dal-tribunale-di-brescia-sentenza-storica-la-riscossa-dei-beagle Ma chi l’ha difesa e chi l’ha coperta per anni non sono stati solo, ovviamente, i dipendenti della società (di cui cinque, fra cui l’unica laureata a parte il veterinario, quella che appendeva i beagle al muro per il “freezing”, saranno chiamati a rispondere di falsa testimonianza) e non sono stati consulenti di parte qualsiasi (che scelgono volontariamente di schierarsi, appunto, da una parte). A redigere memorie tecniche, a raccontare al Giudice che lì andava tutto bene sono state due colonne.

La prima è rappresentata dal Prof. Paolo Scrollavezza docente di anestesiologia e chirurgia veterinaria all’Università di Camerino, Renato Massa già docente di biologia all’Università di Milano, Fabrizio Rueca docente di Clinica Medica Veterinaria all’Università di Perugia e Massenzio Fornasier responsabile dello stabulario della Novartis Vaccini e presidente di Sival veterinari degli animali da laboratorio federata Anmvi. Il fior fiore della accademia italiana pubblica (che ha trovato il tempo per essere presente a tutte le udienze in giorni lavorativi) e privata. Quella che si era già spesa a gran voce, senza successo, contro le restrizioni alla direttiva europea sulla vivisezione – fra le quali il divieto di allevamento di cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione http://www.anmvi.it/2012/213-appello-al-presidente-della-repubblica-salvaguardi-la-ricerca.html – assieme al Gotha degli interessi della dittatura della ricerca su animali. Sono stati sconfitti. Dalla verità, dalla medicina veterinaria indipendente e che rispetta, non a parole e slogan, le Leggi e il proprio Codice Deontologico. In attesa, ancora, che la propria rappresentanza nazionale spenda una parola d’apprezzamento per chi ha esercitato la professione dalla parte dei beagle e non contro.

La seconda colonna è rappresentata da tutte le Istituzioni pubbliche deputate alla vigilanza e ai controlli che hanno fatto anche di più che chiudere tutti e due gli occhi. A partire dai veterinari dell’Asl di Lonato con Roberto Silini, Chiara Giachini e Luigi Azzi, il Servizio Veterinario della Regione Lombardia, l’allora Sindaca di Montichiari, il cosiddetto Ufficio del Ministero della Salute. E l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lombardia ed Emilia, sede centrale proprio Brescia. Con un direttore, Stefano Cinotti, firmatario di verbali di ispezione a Green Hill senza esserci mai entrato come da interrogatorio reso al CFS e che non sa dell’esistenza del reato di uccisione di animali. Uno dei due capi d’imputazione per i quali Green Hill è stata condannata. Ma, caso vuole, l’IZS di Brescia non ha un Presidente qualsiasi ma l’ex senatore Francesco Tirelli, medico. Guarda caso eletto a suo tempo nel collegio che comprendeva Montichiari e con un curriculum che lo ha visto a Roma fra i più acerrimi nemici dell’approvazione nel 2004 della Legge 189 di riforma del Codice penale sugli animali, proprio con quegli articoli che undici anni dopo saranno letti, come è successo venerdì scorso, nell’Aula del Tribunale di Brescia.

Strano a verificarlo ma l’IZS di Brescia ha peraltro al suo interno i due Centri di Referenza nazionale del Ministero della Salute, Centri-chiave di questa vicenda. Quello sul “benessere animale” che brilla per silenzio e ostracismo e quello sui “metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali” per i quali è già stata sollevata al Ministro Lorenzin http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_03930_17 la questione di preparazione e volontà. Ora c’è un motivo in più per trasferirli altrove e con nuove, serie, responsabilità.

Qualche mese fa a proposito di sperimentazione sugli animali, il Comitato Nazionale di Bioetica – in uno scomposto e tardivo tentativo di opporsi alle pur minime modifiche legislative sulla sperimentazione animale – ha scritto che “devono essere rispettati i requisiti di oggettività”. E’ quello che, noi, abbiamo sempre fatto, ora lo ha stabilito anche un Tribunale. E la sentenza Green Hill è una pietra miliare. Non è stata infatti condannata solo Green Hill (il nostro avvocato Carla Campanaro ha ben descritto il cataclisma giuridico in corso http://www.lav.it/news/etologia-prima-delleconomia-se-il-tribunale-di-brescia-ricorda-alla-sperimentazione-animale-che-ci-sono-regole-da-rispettare) Questo renderà l’Italia civile più coraggiosa e forte nell’abbandonare lo sfruttamento degli animali. In tutti i campi. Anche quelli certificati fino ad oggi da un veterinario Asl come perfetti e rispondenti alle leggi.
* Presidente LAV

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