ANCHE IN FRANCIA IL "FOIE GRAS" SOTTO PROCESSO

ANCHE IN FRANCIA IL "FOIE GRAS" SOTTO PROCESSO

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Prima o poi doveva accadere. Anche in Francia, nazione che lo vanta come un’eccellenza, il “foie gras” è finito sotto processo. Più precisamente, è finito sotto processo uno degli allevatori che rifornisce la società Ernest Soulard, a sua volta fornitrice di celebri ristoranti parigini. Secondo il magistrato di La Roche-sur-Yon, l’imputato è colpevole di “sevizie gravi e atti di crudeltà verso gli animali”.

Nel mirino il famigerato “gavage”, la pratica di confinamento e nutrizione forzata, che si usa per ingrassare il fegato delle anatre e delle oche, e per ricavarne il paté, venduto a peso d’oro. Nessun giudice ha mai avuto nulla da ridire, finché, nel novembre 2013, gli animalisti dell’associazione L214 non hanno diffuso su youtube una video-denuncia più eloquente di mille parole.

Come ha scritto, indignandosi, il quotidiano “Le Figaro”, “è in gioco un simbolo della gastronomia francese”, un simbolo ancora amato (solo durante le ultime festività natalizie ne sono state vendute 4 mila tonnellate) ma sempre più discusso. Qualcosa sta cambiando: secondo i sondaggi, quasi un francese su due è contrario al “gavage”, proibito nella maggior parte dei paesi europei, e circa il 30 per cento rifiuta di acquistare il paté per ragioni etiche.

D’altra parte, chi mangia “foie gras” fa finta di non vedere la barbarie che c’è dietro: lo sguardo spento di quegli uccelli piagati, umiliati, imprigionati in gabbiette di metallo, ingozzati fino all’inverosimile è un muto atto d’accusa contro la crudeltà e la prepotenza dell’uomo.

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