GIORNATA MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ, SOTTO OSSERVAZIONE GLI ECOSISTEMI MARINI

GIORNATA MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ, SOTTO OSSERVAZIONE GLI ECOSISTEMI MARINI

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Oggi è la Giornata mondiale dedicata alla biodiversità. L’anno scorso sono state protagoniste le foreste, quest’anno tocca agli ecosistemi marini, minacciati da incidenti petroliferi, inquinamento, traffico navale, sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche.
Cominciamo dall’Italia, anzi, da un caso italiano che ha fatto parlare il mondo intero: com’è la situazione all’isola del Giglio, dopo il naufragio della Costa Concordia avvenuto il 13 gennaio scorso? “La contaminazione ambientale è iniziata subito”, ricorda il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli. Pensi a quel naufragio e ti vengono in mente i danni all’ambiente. Non solo la fuoriuscita del gasolio pesante che alimentava i motori della nava, ad elevato tenore di zolfo e ad elevata tossicità, ma anche il riversamento in mare di altre sostanze tossiche e nocive derivate da tutto quello c’era a bordo della nave: medicinali, pile, computer, cellulari, macchine fotografiche e strumenti vari usati dai passeggeri. Oltre a cavi elettrici, detersivi e prodotti chimici, oggetti di plastica, barattoli di vernici e solventi, olio da cucina e alimenti, lubrificanti per i macchinari della nave, acque nere di scarico prodotte dai passeggeri. L’elemento più temuto è lo zolfo del carburante e di molte altre sostanze, il cui derivato, l’anidride solforosa, distrugge ogni forma di vita al suo passaggio. Negli animali, ad esempio, causa danni celebrali, malfunzionamento dell’ipotalamo con conseguente danneggiamento del sistema nervoso.
Si spera poi davvero che quella della Costa Concordia non si trasformi in una catastrofe a catena dalle dimensioni incontenibili anche per l’uomo. Già l’enorme relitto sta togliendo luce a tutte le piante del fondale, in particolare alle posidonie, molto presenti nell’area, che patirebbero anche gli effetti dell’eventuale ricaduta delle sostanze nocive. Non solo: l’eccesso di sostanze nutrienti causato dal naufragio è ugualmente dannoso: fosforo e azoto, per esempio, possono provocare abnormi esplosioni demografiche di alghe pericolose.
Per quanto riguarda gli animali, nella zona ci molti tipi di cetacei: un migliaio di balene e balenottere, così come moltissime fra stenelle, tursiopi e delfini comuni. E ancora, grampi, capodogli, zifi e globicefali. Una splendida varietà  per il Parco Acquatico, che rischia di soffrire per mancanza di cibo o per i danni diretti delle sostanze inquinanti. Ma anche gli uccelli marini rischiano grosso: dai gabbiani ai meno noti sule, berte e labbi.
Certo, nelle altri parti del mondo, non c’è molto da sorridere. Il ritmo attuale a cui le specie si estinguono sul pianeta è mille volte superiore a quello naturale: singole specie, barriere coralline, bacini idrici e suoli, si stanno riducendo ad un ritmo allarmante con una perdita di biodiversità che costa ogni anno miliardi all’economia mondiale, danneggia le economie dei singoli Paesi, compromette le prospettive economiche e le possibilità di combattere la povertà. In Europa, circa il 25% delle specie animali europee, tra cui mammiferi, anfibi, rettili, uccelli e farfalle, sono a rischio di estinzione, mentre l’88% degli stock di pesce sono troppo sfruttati.
Ma gli esperti non stanno con le mani in mano. Tra il 2000 e il 2007, una collaborazione tra 2.700 scienziati provenienti da 80 Paesi di tutto il mondo ha avviato una sorta di censimento dei mari, nel tentativo di quantificare la vita marina attraverso 540 spedizioni. Con il risultato di contare 250.000 specie marine conosciute (escludendo le forme di vita microbiche). Ma si stima che il numero effettivo potrebbe arrivare almeno a un milione. Agli ecosistemi marini, alla loro incomparabile ricchezza è dedicata la giornata di oggi, con centinaia di iniziative in tutto il mondo.

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