BACIARE IL ROSPO

BACIARE IL ROSPO

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I rospi, si sa, non godono di buona stampa. Le principesse sono disposte a baciarne uno solo se hanno la fondata speranza di vederlo trasformarsi in “Principe azzurro”. E ancora oggi “baciare il rospo” significa più o meno “scegliere il male minore”.

Invece il rospo, protetto dalla Convenzione di Berna, svolge una funzione importante per l’equilibrio degli ecosistemi: tra l’altro, “tiene a bada” le popolazioni di insetti che proliferano nelle zone umide ed è un “indicatore naturale” della buona conservazione di un habitat. Proprio l’inquinamento e la distruzione degli habitat ha provocato negli ultimi decenni un forte declino degli anfibi in generale e particolarmente dei rospi italiani. Uno studio dell’Università di Milano, nel 2011, constatava che in diverse regioni dell’Italia settentrionale e centrale il 70 per cento delle popolazioni di rospo era in gravissima sofferenza.

Dobbiamo dunque ringraziare di cuore il piccolo esercito di volontari che ogni primavera sacrifica notti intere per salvare decine di migliaia di rospi dalla morte certa, aiutandoli ad attraversare le strade, durante il periodo della riproduzione, senza finire sotto le ruote degli automobilisti. Solo dalle mie parti, nel lecchese, i volontari di Lac, Wwf ed altre associazioni animaliste e ambientaliste ne hanno salvati a maggio oltre 34 mila. E’ un lavoro certosino: bisogna stendere le reti sul ciglio della strada, aspettare e trasferire gli animali uno ad uno dall’altra parte. Ma ne vale la pena. Lunga vita ai rospi e a chi li ama.

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