RECORD DI CONSUMI, LA TERRA È SEMPRE PIU’ IN PERICOLO

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I dati del Worldwatch institute: domanda boom di carne e petrolio

Provate a pensare per un attimo alla Terra come ad una paziente in ospedale. Ecco, con i “segni vitali” che si ritrova, si troverebbe in terapia intensiva. È il Worldwatch institute, nel rapporto “Vital signs”, a raccogliere i dati più preoccupanti sul nostro pianeta, a partire dal boom di consumi. Ed è allarme soprattutto per la crescente domanda di carne e petrolio, ormai a livelli record. “L’aumento dei consumi di risorse è sotto gli occhi di tutti – spiega il presidente di Worldwatch, Robert Engelman – ma questo trend non può durare ancora per molto”. Alla base della crescita della domanda non c’è solo la crescita della popolazione mondiale, ormai arrivata a sette miliardi, ma anche la crescita delle persone che entrano nella classe media, con stili di vita “energivori”, cioè in grado di consumare energia.
Così, il petrolio nel 2011 ha raggiunto la cifra record di 87,4 milioni di barili bruciati al giorno, come il gas naturale che ha sfondato quota tremila miliardi di metri cubi estratti. Però anche il legno vede un boom di richieste, tanto che tra il 2000 e il 2010 è andata persa un’area forestale di 520 mila km quadrati, grande come la Francia.
Ma la minaccia peggiore viene dagli allevamenti: il consumo di carne è cresciuto del 2,6% solo nel 2010. E, se si guarda al lungo periodo, la crescita è impressionante: “Il 169% in più di polli allevati per il consumo umano tra il 1980 e il 2010 – si legge nel rapporto – passando da 7,2 miliardi di capi a 19,4, con una proiezione per il 2050 di 35 miliardi. Nello stesso periodo capre e pecore hanno raggiunto quota 2 miliardi e il bestiame gli 1,4 miliardi”. Le conseguenze del boom di allevamenti vanno dall’agricoltura sempre più intensiva all’insorgenza di pandemie come l’influenza aviaria.
Però il quadro non è tutto nero. Tra i “segni vitali” in miglioramento, c’è l’estensione sempre maggiore delle reti di treni ad alta velocità, che producono da 80 a 120 grammi in meno di CO2 per passeggero a chilometro rispetto all’automobile, ma anche il boom dell’eolico, aumentato tra il 2009 e il 2010 del 24%.

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