GENOVA, SGOZZARONO UN CAPRETTO PER STRADA. ASSOLTI DUE ISLAMICI

GENOVA, SGOZZARONO UN CAPRETTO PER STRADA. ASSOLTI DUE ISLAMICI

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Lav: “Intervenga subito il ministro Orlando”

C’è un limite ai diritti degli animali per motivi religiosi? A sentire certe sentenze parrebbe proprio di sì. Come riporta il Secolo XIX la corte d’Appello di Genova ha infatti assolto due rom che avevano massacrato un capretto con rito islamico, pur senza alcuna autorizzazione. Una pratica che infligge ferite talmente brutali da far sì che i due venissero condannati in primo grado. Peccato che, in appello, la sentenza di sia completamente ribaltata facendo prevalere la religione sulla sofferenza degli animali. Non solo: i medesimi giudici, nel decretare l’assoluzione, hanno ribadito che la legge non tutela l’animale in sé, ma semmai il sentimento di pietà degli uomini nei suoi confronti. E quindi se quest’ultimo non viene intaccato, si ha in buona sostanza carta bianca. Nello specifico i due imputati avevano sgozzato il capretto in mezzo alla strada, appeso a testa in giù e lasciato morire dissanguato. «L’ipotesi di crudeltà verso gli animali – scrive quindi il giudice Mauro Amisano – presuppone concettualmente l’assenza di qualsiasi giustificabile motivo, poiché la crudeltà è di per sé caratterizzata dalla mancanza di un motivo adeguato e da una spinta abietta e futile». Però: «Una pratica come il sacrificio rituale musulmano, che è di per sé crudele se parametrata alla sofferenza inflitta, non può essere considerata illecita poiché esplicitamente ammessa per il rispetto dell’altrui libertà religiosa, e quindi non lesiva del comune sentimento di pietà». Soprattutto: «Il limite allo svolgimento di queste pratiche è quello della necessità, nel senso che la macellazione senza stordimento preventivo della vittima è consentita solo ed esclusivamente nel contesto d’un rito religioso, com’è avvenuto nella fattispecie». Sul piede di guerra la Lav: «Chiediamo l’intervento del ministro della Giustizia Andrea Orlando, per chiarire una volta per tutte che la religione non può legittimare pratiche integranti maltrattamento animale». Una «aberrazione giuridica – secondo la Lav – contraddetta dalla granitica giurisprudenza che ha doverosamente applicato dal 2004 ad oggi gli articoli del Codice penale sui reati contro gli animali». «La norma è chiara – sottolinea il presidente della Lav Gianluca Felicetti – la macellazione rituale, quindi senza stordimento preventivo, non può essere effettuata se non negli impianti autorizzati e questo pronunciamento, purtroppo già passato in giudicato, rischia di farci fare un passo indietro di più di dieci anni. Il Consiglio di Stato con sentenza n. 6317 del 27 settembre 2004 ha chiarito che gli animali vanno tutelati da maltrattamento, abbandono e uccisioni gratuite in quanto esseri viventi capaci di reagire agli stimoli del dolore, e ciò in base ad un’interpretazione adeguata all’evoluzione dei costumi e delle istanze sociali in tema naturalistico».

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