FIDO IN UFFICIO ELIMINA LO STRESS E FA BENE ANCHE AL BUSINESS

FIDO IN UFFICIO ELIMINA LO STRESS E FA BENE ANCHE AL BUSINESS

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Lo studio di un professore di Richmond (Virginia)

Fido in ufficio? Fa bene al business ed elimina lo stress. Ne è convinto Randolph Barker professore di management alla Virginia Commonwealth University di Richmond, che ha studiato il fenomeno, pubblicando dati e considerazioni sull’International Journal of Workplace Health Management. La conclusione del professore è chiara: “La presenza degli amici animali nel posto di lavoro può essere una opportunità di wellness a basso costo”. Un consiglio, insomma, per gli imprenditori di tutto il mondo.
Barker e il suo team hanno condotto la loro ricerca in una fabbrica americana di porcellana, vetri e cristalli che conta circa 550 dipendenti, di questi, una ventina portano con sé, da circa 15 anni, i propri cani, in reparto o in ufficio. I cani, felici e contenti, circolano liberamente negli stabilimenti, persino lì dove gli operai maneggiano delicatissimi bicchieri di cristallo. Pooches dorme sereno ai piedi della sua padroncina, seduta alla reception, che tra una carezza e l’altra risponde alle tante chiamate nel call center. A volte, anche il top manager ha portato con sé il suo minuscolo bassotto…
I ricercatori di Barker hanno preso in esame 76 dipendenti, dividendoli in tre gruppi: quelli che venivano in ufficio con il cane appresso, quelli che pur avendo Fido, lo lasciavano a casa e quelli, infine, che non avevano né un cane né un gatto né un pesce rosso. Per una settimana, Barker e i suoi hanno calcolato, prendendo campioni di saliva, il livello del cortisolo, l’ormone dello stress, delle 76 persone prese in esame. Risultato: il livello di cortisolo, a fine giornata, crollava all’11 per cento tra quanti avevano vicino il proprio beniamino, mentre tra i lavoratori degli altri due gruppi saliva al 70 per cento. Cifre non parole.
Cani e non solo. La moglie di Barker, Meredith Wells-Lepley, ricercatrice all’Institute for Workplace innovation della Kentucky University, ha studiato anche l’effetto positivo della presenza dei gatti. L’unica eccezione, spiega, ma senza scherzi, la ricercatrice, sono i gatti neri a pelo corto. La superstizione è dura a morire.

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