VIVISEZIONE, A CHE PUNTO SIAMO?

VIVISEZIONE, A CHE PUNTO SIAMO?

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Sperimentazione sugli animali: facciamo brevemente il punto. In primo luogo, occorre ribadire che va completamente abolita, per una evidente questione etica ma anche perché pericolosa e fuorviante per la salute umana.

Ecco perché non riesco a comprendere come sia stato possibile che i colleghi del parlamento europeo abbiano votato la direttiva europea 2010, di cui oggi discutiamo. Un testo che considero una sciagura e che contiene elementi di arretratezza etica e morale che hanno dell’incredibile. Si tratta di una formulazione fortemente peggiorativa, anche rispetto alla legislazione italiana attualmente vigente. In fase di recepimento di tale testo con la legge comunitaria 2011, il parlamento italiano ha solo potuto inserire emendamenti migliorativi per le condizioni di benessere degli animali che, per essere ammissibili, dovevano comunque muoversi all’interno dei paletti di questo testo. Si è fatto dunque il possibile: l’art 14 che é stato introdotto nella legge comunitaria, ora all’esame del Senato, rende obbligatoria l’anestesia, vieta l’utilizzo degli animali in esperimenti di tipo bellico e nella maggior parte di quelli didattici. Inoltre, contiene una norma che ho scritto personalmente per chiudere Green Hill e che vieta l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione su tutto il territorio nazionale. L’art. 14 è già stato votato a larga maggioranza dalla Camera il 2 febbraio scorso, con il parere favorevole del governo che ha confermato tale posizione anche al Senato. Analogo parere positivo è stato espresso dalla commissione di merito, la commissione Sanità del Senato, e siamo ora in attesa dell’esame del testo da parte della commissione Politiche comunitarie. Approvazione dinanzi alla quale si sono levati gli scudi delle lobby vivisettorie, che stanno cercando, con ogni mezzo, di influenzare il voto parlamentare. Addirittura circolano voci su un possibile stralcio dell’intero articolo 14. Segno inequivocabile che tale testo é efficace, fa paura e mette in difficoltà i giganti della sperimentazione finora abituati a farla da padrone senza tante discussioni. Nei prossimi giorni, vedremo come andrà.

Occorre però aggiungere che il lager di Montichiari sarebbe stato già chiuso da un pezzo se la regione Lombardia non avesse fatto una inspiegabile retromarcia sul testo di legge che lo scorso 7 febbraio il consigliere Puricelli aveva depositato come primo firmatario e lo stesso Governatore aveva presentato alla stampa. Lo dico con cognizione di causa, in quanto ero presente a quella conferenza. Oggi questo testo è invece scomparso, senza essere nemmeno stato discusso. Le associazioni animaliste aderenti alla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, tra le quali la Leidaa della quale io sono presidente, hanno denunciato l’accaduto a mezzo stampa pochi giorni fa, chiedendo alla Regione il motivo di un tale dietrofront. Siamo ancora in attesa di una risposta.

E per concludere, vorrei fare brevemente il punto sulla questione Harlan. Appena appreso dell’autorizzazione concessa alla multinazionale Harlan Laboratories per importare in Italia 900 macachi destinati alla sperimentazione in vivo, di cui 104 già arrivati nello stabilimento di Correzzana (MB), mi sono attivata sul piano istituzionale, chiedendo alle autorità informazioni sulla regolarità della procedura per le vie brevi e tramite due interrogazioni parlamentari, ma anche con un’insolita iniziativa personale, chiamando al telefono e poi incontrando il numero uno della Harlan, David Broker, che si é recato a Monza da Indianapolis su mia richiesta per affrontare la questione.

In quell’occasione ho chiesto al manager di rinunciare all’importazione degli altri 800 macachi, di vendermi al prezzo di mercato i 104 esemplari presenti a Correzzana e di consentire l’ingresso delle telecamere nei capannoni dove i macachi erano detenuti in quarantena “per documentarne le condizioni”. La prima richiesta è stata accolta. Sulle altre due Broker si è riservato di decidere, dopo essersi consultato con il suo cda. Nonostante le numerose sollecitazioni e richieste di informazioni, che nelle settimane successive ho nuovamente indirizzato al manager, continuando fino ai giorni scorsi, l’unica risposta è stata il silenzio assoluto.

Invece il governo italiano, per bocca del sottosegretario alla Salute Adelfio Elio Cardinale, ha riferito, rispondendo alle mie richieste, che gli ispettori ministeriali immediatamente mandati a Fiumicino “hanno rilevato il rispetto della normativa in materia e la corretta applicazione delle previste procedure concernenti i controlli degli animali presentati per l’importazione” e che i Nas inviati a Correzzana “hanno accertato il completo rispetto dei requisiti strutturali e gestionali della struttura, e di tutto quanto previsto dalla normativa vigente”. Questa é la situazione, dinnanzi alla quale siamo impotenti e che ci fa temere che quelle povere creature siano già state cedute ai laboratori o comunque che quel destino sarà per loro inevitabile.

La battaglia contro la vivisezione è una battaglia epocale, che si basa su un radicale progresso culturale e di coscienza. Sono consapevole che ci vorranno ancora anni per vederla scomparire del tutto, sostituita da metodi alternativi che, ancora oggi, l’Italia pare rifiutarsi di volere riconoscere. E certamente di voler finanziare. Ciò nonostante credo, e lo dico da animalista militante, che ha fondato la sezione di Lecco della Le.A.L. (lega antivivisezionista lombarda) più di trent’anni fa, che finalmente qualcosa oggi si stia muovendo. Mai si era vista tanta consapevolezza e partecipazione nei cittadini, mai si era vista tanta preoccupazione nei vivisettori. Se l’iter di approvazione della mia norma giungerà a termine, nonostante il fuoco incrociato che sta subendo, Green Hill chiuderà e questa sarà la prima grande vittoria contro l’arroganza e lo strapotere delle lobby farmaceutiche e di tutti coloro che le tutelano. E il merito sarà soprattutto delle tante persone, dei tantissimi attivisti che in questi mesi hanno compiuto sforzi straordinari, contribuendo a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica. Il passo successivo, vi anticipo sin d’ora, sarà quindi lavorare per estendere il divieto di allevamento anche ai roditori e a tutte le altre specie che vengono ignobilmente massacrate in nome di una scienza senza coscienza. Non esistono animali di serie A e di serie B, tutti hanno pari dignità. Ma certamente, se avessi scritto oggi una norma che vietava l’allevamento di tutti gli animali da laboratorio non avrebbe avuto alcuna speranza di essere approvata. La politica del passo dopo passo, dunque, per arrivare all’unico grande obiettivo. E fare sì che dall’Italia arrivi in Europa lo stimolo a modificare le normative comunitarie, perché diventi finalmente possibile vietare la sperimentazione sugli animali. Possibilità che oggi, come é noto, é impedita al nostro paese e a tutti gli altri stati membri della Ue.

Tanto tempo fa, Albert Einstein scriveva che nessuno scopo è così alto da giustificare metodi tanto indegni. Questo è ancora più vero oggi. E gli italiani lo hanno capito. Andiamo avanti!

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