CLIMA, IL METANO NON DA’ UNA MANO: CONCENTRAZIONE RECORD NEL 2015

CLIMA, IL METANO NON DA’ UNA MANO: CONCENTRAZIONE RECORD NEL 2015

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È allarme rosso per l’influenza del metano sul clima. Sì perché, stando a uno studio pubblicato oggi sulla rivista scientifica Environmental Research Letters, dal 2000 al 2006 la concentrazione di metano nell’aria è rimasta sostanzialmente immutata per poi crescere di dieci volte nel decennio successivo: fra il 2014 e il 2015 le concentrazioni sono arrivate a ben 10 parti d’aria per milione contro le 0,5 dei primi anni 2000, ovvero ben 20 volte di più. “Mantenere il surriscaldamento climatico sotto i due gradi Celsius (l’obiettivo dell’Accordo sul Clima di Parigi; ndr) è già adesso complicato”, hanno sottolineato gli scienziati, “questo obiettivo diverrà ancora più difficile se la riduzioni di emissioni di metano non sarà affrontata con forza e rapidamente”. Sì perché mentre i livelli di anidride carbonica sono responsabili del 70% del surriscaldamento globale sono sostanzialmente stabili quelli del metano, che contribuiscono per il 20% all’aumento delle temperature, sono in rapida crescita. Non solo: secondo gli studi pubblicati dall’American Geophysical Union a parità di quantità il metano ha 28 volte di più la capacità di influenzare i cambiamenti climatici rispetto all’anidride carbonica. Il metano arriva da differenti fonti, fra cui paludi e altre zone umide, ma per il 60% arriva da attività umane. In particolare – affermano gli scienziati – una buona parte delle emissioni è dovuta all’allevamento di bovini e altri ruminanti che rilasciano metano attraverso i microrganismi coinvolti nel processo di digestione.

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