ABRUZZO, ENPA: STOP ALLA CACCIA NELLE ZONE COLPITE DA SISMA E GELO

ABRUZZO, ENPA: STOP ALLA CACCIA NELLE ZONE COLPITE DA SISMA E GELO

74
CONDIVIDI
caccia3.png

«E’ inconcepibile che in una situazione di emergenza così estrema, come quelle che stanno vivendo i territori nell’area del cratere sismico, specie l’Abruzzo flagellato dal maltempo, ancora non sia stato disposto lo stop alla stagione venatoria 2016, nonostante le nostre ripetute al Ministro degli Interni, Angelino Alfano, e ai presidenti delle Regioni». Lo dichiara l’Ente Nazionale Protezione Animali, che prosegue: «La situazione rasenta il paradosso perché mentre i soccorritori annaspano nella neve e tra le macerie dell’ultima scossa,nulla impedisce ai cacciatori di scaricare i loro fucili sulla fauna stremata e di creare possibili situazioni di intralcio alle squadre che stanno cercando di mettere in sicurezza persone e animali».

Tra l’altro, osserva l’associazione, il gelo di queste settimane ha costretto i selvatici, in grandissima difficoltà per il freddo, a cercare rifugio sulle poche aree prive di neve dove sono attesi dai cacciatori. Come se ciò non bastasse – sottolinea l’associazione – tra una settimana partirà, proprio in Abruzzo, un insensato piano di abbattimento a danno delle volpi, la cui popolazione, probabilmente, sarà già stata decimata dal gelo. Tutto questo perché le volpi sono accusate di nutrirsi di lepri e fagiani reimmessi a fini venatori e, quindi, di “entrare in competizione” con i cacciatori. Ma si tratta, come Enpa ha più volte denunciato, di un piano che non ha il parere dell’ISPRA e che è già oggetto di contenzioso per le numerose irregolarità rispetto alla legge 157/92 (mancato applicazione dei metodi ecologici, obbligatori e prioritari per legge; uccisioni in tana anche di cuccioli, libertà di sparo per tutti i cacciatori e sono solo per i selecontrollori).

«Insomma – prosegue Enpa – che si tratti di caccia tout court o di abbattimento delle volpi o di uccisioni ai danni di qualsiasi altra specie, non è più tempo di regali alla lobby venatoria. E non lo è, anche e soprattutto, in nome di un territorio devastato che tornare a vivere; che deve tornare a popolarsi di quella vita animale di cui le doppiette rappresentano l’antitesi».

Commenti

commenti