MILANO, FLASH MOB DELLA PETA CONTRO LE PELLICCE

MILANO, FLASH MOB DELLA PETA CONTRO LE PELLICCE

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Roma, 11 dic. (askanews) - Rinchiusi in tre grandi gabbie in piazza della Repubblica a Firenze "per un’azione dimostrativa sulla crudeltà e vanità umane". Una messa in scena per attrarre l’attenzione delle persone sulla sofferenza di decine di milioni di animali uccisi ogni anno per la loro pelliccia. Un flash mob per dire no all’acquisto di capi interamente in pelliccia ma non solo: "Perché oggi - sostengono i promotori dell'iniziativa di protesta - la pelliccia è presente soprattutto negli inserti, cioè nei cappucci e nei colletti di giubbotti e cappotti, nei guanti, negli scarponcini e in altre finiture, che tante persone credono essere di materiale sintetico solo perché magari hanno acquistato un capo a basso prezzo. Costi che l’industria della pelliccia può tenere bassi per le atroci condizioni in cui gli animali vengono allevati". “Oggi tutti sappiamo come vengono ‘prodotte’ le pellicce e non serve essere animalisti per capire che questo è profondamente ingiusto, che è inammissibile indossare morte e sofferenza – hanno detto i promotori - . La produzione di pelliccia implica allevamento e uccisione di milioni di animali con metodi crudeli. Camere a gas e scosse letali sono quelli più diffusi che preludono allo scuoiamento di creature alle quali viene riservata una breve e atroce vita in gabbia, fra paura e maltrattamenti. Cani procione, visoni, conigli, volpi, ermellini, zibellini, scoiattoli e, spesso nei capi di importazione, anche cani e gatti sono considerate merce non esseri viventi e senzienti”. “E se oltre alla sofferenza degli animali guardiamo anche all’ambiente – hanno aggiunto - gli allevamenti di animali da pelliccia sono altamente inquinanti, sia per la concentrazione di liquami e medicinali scaricati nei terreni e nelle acque, che per lo smaltimento dei corpi delle loro vittime. La pelliccia da tempo ha perso del tutto la sua funzione di indumento che ripara dal freddo. Sono vari e sempre più sofisticati i materiali sintetici e le fibre naturali presenti sul mercato già da molti anni. Avvolgersi in una pelliccia, una bordura, una coperta di pelo significa lasciarsi soffocare dal passato più retrivo, negando il progresso tecnologico e morale. La pelliccia non dona all’anima né all’aspetto, appare quasi come un trofeo barbarico”.

Ormai e’ quasi una tradizione: gli animalisti della Peta, alla vigilia della settimana della moda, mettono in scena la loro protesta contro l’uso di pelli e pellicce. Questa mattina un trio di modelle in mutande e reggiseno, con il volto coperto da maschere di coccodrillo, ha stazionato in piazza Duomo brandendo cartelli con le scritte: “Smascherata la crudelta’ verso i coccodrilli” e “Gli animali muoiono per le pelli esotiche”. Da Peta spiegano che, secondo una loro recente denuncia, negli allevamenti di coccodrilli in Vietnam – tra cui due che hanno fornito le pelli a una conceria di proprieta’ della societa’ madre di Louis Vuitton, LVMH – gli animali sono confinati in piccole fosse e a volte vengono squartati mentre sono ancora vivi. “Non c’e’ niente di chic nell’ammassare dei sensibili esseri viventi dentro a pozzi, farli a pezzi e poi lasciarli morire – dice il direttore dei programmi internazionali di PETA Mimi Bekhechi – PETA chiede a tutti di evitare i prodotti realizzati con pelli di animali esotici e scegliere invece la gentilezza dello shopping vegan”.

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