"WEB WILDLIFE CRIME", L'ULTIMA FRONTIERA DELLA TRUFFA TELEMATICA CON ANIMALI

"WEB WILDLIFE CRIME", L'ULTIMA FRONTIERA DELLA TRUFFA TELEMATICA CON ANIMALI

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Dai cuccioli di animali esotici agli ormai famosi “cani del Camerun”, offerti su internet a prezzi vantaggiosi ma mai consegnati agli ignari acquirenti. L’ultima frontiera della truffa si chiama “web wildlife crime”: la frode telematica e l’utilizzo della rete per trafficare animali e piante, vivi o morti, loro parti e prodotti derivati. Secondo le valutazioni del Corpo forestale dello Stato, che nei giorni scorsi ha presentato la relazione sull’attività svolta nel 2011, sta letteralmente proliferando ed è “oggetto di importanti investigazioni in corso”.
Si tratta di un fenomeno variegato e complesso, che include tanto la classica fattispecie della truffa, fondata sulla passione delle vittime per gli animali, quanto veri e propri traffici di esemplari vivi o di prodotti derivati. Al primo tipo appartengono certamente i “cani del Camerun”, cuccioli di razza offerti per e-mail a prezzi molto bassi che i compratori pagano volentieri, salvo poi essere informati che occorrono altri soldi per “sbloccare” gli animali fermi in dogana e così via. In questo caso i cuccioli probabilmente non esistono, i truffati invece sono migliaia. In altri casi, la “merce” esiste eccome ed è ripugnante anche solo farne l’elenco: animali imbalsamati interi, pellame di rettili rari, ossa di tigre, corni di rinoceronte, animali esotici con documentazione d’accompagnamento grossolanamente falsificata, in realtà protetti dalla Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie in via d’estinzione (Cites) che l’Italia ha ratificato nel 1980. “Anche se le correlazioni tra la diffusione di internet e l’incremento del commercio illegale di specie minacciate sono ancora oggetto di studio – osserva il rapporto del Corpo forestale – è universalmente acclarata la crescita di siti web su cui vengono offerti i prodotti di derivazione selvatica, spesso con origini chiaramente sospette”. Proprio il ricorso ai mezzi telematici rende particolarmente difficile il contrasto. “Le difficoltà –specifica la nota del Corpo – includono problemi legali connessi ai server ubicati fuori dai confini nazionali; metodi sofisticati utilizzati per evitare l’individuazione; la massa ingente di inserzioni consistenti in tentativi di ingannare i compratori per acquisti di fatto impossibili (come tali oppure perché vietati dalla legge italiana)”. Proprio per dare “una prima risposta” a queste criticità, il Corpo forestale ha costituito presso il Servizio CITES Centrale, “un Gruppo di lavoro specializzato per l’attuazione del monitoraggio sistematico del commercio via web di esemplari di animali e piante protetti. Lo scopo – si legge- è quello di capire la dimensione effettiva del fenomeno in Italia, evidenziando quante inserzioni corrispondano a condotte illegali e quante siano il frutto del loro trasferimento sulla rete da parte degli operatori tradizionali”. Del resto, l’istituzione, nei singoli Paesi, di unità dedicate all’investigazione del “wildlife crime” commesso su internet è prevista da una recente risoluzione della conferenza degli Stati firmatari della convenzione di Washington. I cybertrafficanti sono già nel mirino del nuovo gruppo. Intanto, l’anno scorso, la Forestale ha sequestrato 226 esemplari di testuggine, un corno di rinoceronte in una casa d’aste in Liguria e parecchi oggetti d’avorio in una casa d’aste a Roma.
“Wildlife crime” a parte, il Corpo forestale è particolarmente impegnato nel contrasto ad ogni forma di maltrattamento degli animali, in tutte le sue manifestazioni: canili lager, combattimenti illegali, corse clandestine, traffico di cuccioli, doping, avvelenamenti ed allevamenti illegali. Complessivamente, nel 2011, sono stati effettuati 7.855 controlli sul benessere animale, accertati 352 reati, denunciate all’Autorità giudiziaria 199 persone.

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