CASSAZIONE, CONFERMATO IL NO AL SEQUESTRO DEL DELFINO INDY

CASSAZIONE, CONFERMATO IL NO AL SEQUESTRO DEL DELFINO INDY

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Il cucciolo di delfino Indy, in quanto figlio di un animale sotto sequestro penale, la femmina Luna, non si può considerare automaticamente sotto sequestro. Lo ha stabilito la terza sezione penale della Corte di Cassazione rigettando il ricorso del pm di Rimini. La confisca, argomenta la Suprema Corte nella sentenza n. 20934 depositata oggi tutela l’animale “non come corpo del reato o cosa ad esso pertinente, né come bene produttivo, ma solo ed esclusivamente come essere vivente dotato, in quanto tale, di una propria sensibilità psico-fisica. Ne consegue che l’istituto non può applicarsi ai figli nati in costanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca”. Il principio affermato è positivo e importantissimo, ma l’applicazione pratica ha il pessimo effetto di lasciare Indy ai proprietari, che intendono cederlo al delfinario Zoomarine di Torvaianica (Roma).
Luna era stata affidata all’acquario di Genova con altri tre tursiopi nell’ambito dell’inchiesta sui maltrattamenti agli animali nel delfinario della riviera romagnola (nella foto). A Genova la femmina è rimasta incinta di un delfino di proprietà di Gardaland, Robin, ed è nato Indy.
“Se tutto questo – osserva il giurista Fabio Valerini su “Diritto e Giustizia” – è vero (ed è sicuramente vero il presupposto da cui muove la Suprema Corte e cioè, il fatto che l’animale sia un essere senziente e che la confisca dell’animale ex art. 544-sexies c.p. è finalizzata alla sua tutela) se ne deve trarre che il cucciolo debba essere restituito al proprietario ancorché questo sia stato (in ipotesi) condannato per reato di maltrattamento a danno della madre (una conclusione questa che potrebbe far riflettere sulla opportunità, o no, di prevedere nuove norme – tutte coerenti tra di loro – al fine di tutelare a 360 gradi l’animale nella nuova concenzione post Trattato di Lisbona). Ma i problemi legati all’animale quale essere senziente in un contesto pensato ancora per le res (cioè le cose) si possono vedere anche con riferimento ad una peculiarità proprio del sequestro dell’animale (in tesi) maltrattato tutte le volte in cui non segua la condanna. Se inteso come res nessuno avrebbe dubbi: l’animale torna dal suo proprietario (anche perché assolto). Se inteso come essere senziente, viceversa, potrebbe accadere che trovi spazio una proposta di legge che intenda contemperare l’interesse dell’animale (nel frattempo) affezionato all’affidatario che deve prevalere sul diritto di proprietà. Si tratta della proposta di legge, ad esempio, n. 3005 a firma dell’on. Michela Vittoria Brambilla che intende introdurre un affido diretto degli animali sequestrati alle associazioni e loro subaffidatari mediante cessione definitiva. Una tendenza che pare anticipata, se ben si è compreso, dalla prassi di alcuni tribunali di consentire l’affido definitivo dell’animale a fronte del versamento di un corrispettivo economico convertito in deposito giudiziario intestato al procedimento e all’indagato (da corrispondere allo stesso nel caso di assoluzione o assorbito dal Tribunale nel caso di condanna)”.

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