MEDITERRANEO, “BOMBE” PER TROVARE PETROLIO MINACCIANO I CETACEI

MEDITERRANEO, “BOMBE” PER TROVARE PETROLIO MINACCIANO I CETACEI

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Ci sono le orche, le balene, i delfini, i capodogli e le stenelle. Tra Sardegna, Corsica, Liguria e Toscana i cetacei di tutto il Mediterraneo trovano un riparo sicuro, un rifugio in cui fermarsi durante i grandi viaggi. Ci sono anche le tartarughe marine. Eppure – come riporta La Stampa – su tutti questi animali incombe una miaccia, il pericolo di un bombardamento violento: un assalto sottomarino che ha l’obiettivo di cercare ed estrarre petrolio e gas. Nel mare a grande profondità, a 24 miglia dalle coste della Sardegna, una società norvegese è infatti convinta di trovare un tesoro. Il metodo di estrazione è quello che gli esperti chiamano “air-gun”: bombe di aria compressa, da sparare a ripetizione sui fondali, a un’intensità sonora che potrebbe variare tra i 240 e i 260 decibel.

Per i giganti del mare, dicono i biologi, le bombe d’aria possono provocare effetti più gravi di un sisma. Assediati dagli spari, cetacei e tartarughe rischiano di perdere l’orientamento e così il grande parco può trasformarsi in una specie di deserto marino.
Il ministero dell’Ambiente sta completando l’iter della valutazione d’impatto ambientale, ma in attesa che da Roma si prenda una decisione, nasce il fronte comune tra Corsica, Sardegna e Principato di Monaco. «Dobbiamo lavorare – dice il presidente corso Gilles Simeoni – per un divieto totale di tutti i nuovi permessi di ricerca o sfruttamento di idrocarburi nel Mediterraneo. Le esplorazioni off-shore potrebbero danneggiare gravemente il santuario marino protetto Pelagos. Un incidente sulle piattaforme di trivellazione potrebbe causare un disastro ecologico, economico e sociale». «Siamo con la Corsica in questa battaglia – sottolinea da Cagliari, il governatore Francesco Pigaliaru – Un progetto di prospezione geofisica nei nostri mari potrebbe provocare gravi rischi per tutto l’ambiente marino limitrofo alle coste».

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