GREEN HILL, LA SODDISFAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI

GREEN HILL, LA SODDISFAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI

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“Una vittoria storica che archivia definitivamente una delle vicende più brutte e più tristi del nostro Paese, rendendo in qualche modo giustizia moltissime vittime di Green Hill. Una vittoria che, ritengo, non potrà non avere conseguenze sul processo detto ‘Green Hill bis’, contro cioè la rete di fiancheggiatori e di complici che ha permesso la situazione di grave illegalità perpetrata per anni nella struttura”. Lo dichiara la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, commentando la sentenza con cui la Cassazione ha confermato le condanne inflitte in secondo grado ai vertici dell’allevamento di Montichiari, ora chiuso. “Ma questo pronunciamento – prosegue Rocchi – rappresenta anche un monito per tutti coloro i quali fossero ancora tentati dal considerare e dal trattare gli animali alla stregua di oggetti. Con la sentenza di ieri la Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: che il rispetto delle vita di ogni vivente rappresenta un limite invalicabile”.

L’Ente Nazionale Protezione Animali ha partecipato al procedimento, in tutti i gradi di giudizio dove è stata rappresentata dall’avvocato Valentina Stefutti. “Quella della Cassazione – aggiunge Stefutti – è una sentenza-guida che conferma la validità giuridica della nostre tesi in materia di crudeltà e uccisione di animali e che va a consolidare la giurisprudenza in materia. Insomma si tratta di un altro, fondamentale, tassello nelle iniziative prevenzione e di repressione dei reati contro gli esseri senzienti non umani”.

Sulla stessa linea anche la Lav. “La Corte di Cassazione ha definitivamente smantellato il teorema del cane-prodotto ‘da laboratorio’ e ‘usa e getta’, ponendo il proprio sigillo sulla corretta interpretazione giurisprudenziale del diritto per le violazioni commesse ai danni di tanti cani”. “Una interpretazione innovativa e lungimirante che pone il nostro Paese in una posizione di assoluta avanguardia, orientandolo al rispetto delle esigenze etologiche anche in cani allevati e destinati ad uso sperimentale – spiega sempre la Lav, parte civile in questa vicenda giudiziaria – In altri termini, secondo tale importantissima pronuncia e secondo quanto stabilito dal Tribunale di Brescia nelle due precedenti sentenze, il maltrattamento non è giustificabile neppure in un contesto produttivo di potenziale elevata sofferenza come un allevamento di cani per la sperimentazione. Un orientamento in linea con l’accresciuta sensibilità collettiva verso gli animali e con il divieto di allevare cani a fini sperimentali e altre limitazioni, introdotto nel nostro Paese nel 2014 con il Decreto Legislativo n.26/2014 sulla sperimentazione animale: con questo decreto e ora con questa sentenza di Cassazione l’Italia compie un vero salto in avanti nella tutela giuridica degli animali”. Il 22 novembre il Tribunale di Brescia dovrà esprimersi nel cosiddetto processo ‘Green Hill bis'”.

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