Non ci sono animali "in soprannumero"

Non ci sono animali "in soprannumero"

95
CONDIVIDI

Ci sono delle presunte verità che si tramandano da persona a persona e da libro a libro, senza che nessuno mai le verifichi.
Una di queste presunte verità è che gli animali di certe specie sono troppi, o “in soprannumero”, perché l’uomo ha distrutto i predatori naturali; pertanto è necessario che qualcuno imbracci il fucile ed abbatta i capi in eccesso, per ripristinare l’equilibrio naturale. Gli stessi animalisti finiscono per crederci, e spesso, invece di chiedere la cessazione degli abbattimenti, si limitano a chiedere che i capi “in eccesso” vengano catturati e trasportati altrove!
Ma “in soprannumero” rispetto a che cosa? L’ecologia ci insegna che le popolazioni naturali si accrescono secondo la legge della “curva sigmoide” fino a raggiungere un livello, detto “capacità portante”, che dipende dalle risorse disponibili (soprattutto cibo e spazio). A questo punto le nascite uguagliano le morti, per cui la popolazione non si accresce più; la capacità portante può essere superata solo per brevi periodi. Quindi non esistono popolazioni animali che abbiano una grandezza stabilmente superiore a quella naturale (a meno che siano foraggiate artificialmente).
L’idea, poi, che i predatori limitino la grandezza delle popolazioni delle loro prede è fallace, almeno per quanto riguarda i mammiferi oggetto di caccia nel nostro paese, quali ungulati e Lagomorfi (lepri e conigli). Come ho mostrato nel mio libro “Diana e Minerva” del 1990, per queste specie la predazione è responsabile solo di una piccola parte della mortalità totale (dall’1% al 15%). Con queste percentuali di predazione così basse i predatori non riescono a limitare il numero delle prede; è vero invece il contrario, cioè è il numero delle prede disponibili che limita il numero di predatori.
Bisogna anche osservare che i predatori in natura compiono una selezione delle loro prede, uccidendo gli esemplari deboli o malati. Lo zoologo Hans Kruuk, che studiava la predazione delle iene macchiate sugli gnu striati in Africa orientale, cercava di indovinare, quando era in corso un inseguimento, quale gnu sarebbe stato abbattuto dalle iene: sceglieva un individuo zoppicante o malformato; ma le iene abbattevano sempre un individuo diverso da quello da lui previsto. Quando poi Kruuk ritornava sul posto per esaminare i resti della predazione, trovava che la vittima era più seriamente malata o indebolita dell’esemplare che egli stesso aveva scelto. Se ne può dedurre che anche i cacciatori, o le eventuali guardie incaricate degli abbattimenti, non sono in grado di riconoscere gli esemplari deboli o malati, e non possono quindi compiere una vera selezione, a differenza dai predatori naturali.

Commenti

commenti