BENESSERE ANIMALE, BBFAW: BARILLA PRIMA IN ITALIA

BENESSERE ANIMALE, BBFAW: BARILLA PRIMA IN ITALIA

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Barilla prima tra le 7 aziende alimentari italiane analizzate dal benchmark globale sul benessere degli animali d’allevamento Bbfaw (Business Benchmark on Farm Animal Welfare). Salgono l’azienda di ristorazione Camst e il Gruppo Cremonini e per la prima volta entra nel benchmark anche Coop Italia. A tracciare il quadro è il sesto rapporto del benchmark globale sul benessere degli animali d’allevamento, Bbfaw. Quest’anno è aumentato il numero di aziende analizzate, che passano dalle 99 del 2016 alle 110 del 2017. Lo scorso anno BBFAW ha passato in rassegna le comunicazioni pubbliche di 110 aziende alimentari leader di settore a livello mondiale, analizzando come gestiscono e comunicano le proprie policy e pratiche in tema di benessere degli animali d’allevamento. In base alla valutazione, le aziende sono inserite in una classifica che va da un livello 1 (nel quale appaiono le aziende con i risultati migliori) a un livello 6 (dove si trovano le aziende che non inseriscono il benessere animale in agenda). Il benchmark Bbfaw rappresenta a oggi uno strumento globale utilizzato soprattutto dagli investitori e dagli stakeholder di settore per valutare non solo le pratiche e le performance delle aziende in tema di benessere animale, ma anche la conoscenza e la trasparenza delle filiere. Aspetti che stanno sempre più a cuore anche ai consumatori, come dimostra anche il recente sondaggio condotto tra le aziende valutate nel benchmark, secondo il quale il 78% delle aziende individua nelle richieste dei propri clienti e dei consumatori il fattore principale che guida l’approccio sul benessere animale.

Una spinta che ha funzionato, dato che dal 2012 a oggi continua a crescere il numero di aziende che hanno pubblicato unapolicy sul benessere animale (passato dal 46% nel 2012 all’80% del 2017), che hanno definito target e obiettivi specifici in questo settore (passato dal 26% al 72%) e che hanno iniziato a comunicare i progressi fatti verso il raggiungimento degli obiettivi (ad esempio, il 54% delle aziende fornisce almeno qualche dato sul numero di animali che non sono confinati in gabbia nelle loro filiere). Mentre al vertice continuano a comparire solo aziende straniere (Coop Svizzera, Marks & Spencer, Waitrose, Migros e Cranswick), importanti segnali di cambiamento iniziano a registrarsi anche in Italia dove ormai quasi tutte le sette aziende analizzate iniziano a riconoscere il benessereanimale come un tema da affrontare nelle loro politiche. Barilla conferma la propria leadership tra le aziende italiane, restando l’unica azienda italiana posizionata al livello 3 della piramide (posizione consolidata in tema di benessere animale), e si distingue per la sua comunicazione dettagliata e trasparente in tema di benessereanimale, che comprende non solo la definizione di più obiettivi concreti, ma anche la comunicazione dei progressi fatti di anno in anno per raggiungerli.

Ulteriori miglioramenti anche dal settore della ristorazione, con Camst che continua a salire, passando quest’anno dal livello 5 al livello 4 (aziende che mostrano di voler fare progressi nell’ambito del benessere animale) della piramide, grazie soprattutto alla pubblicazione di alcuni obiettivi specifici e alla comunicazione dei progressi fatti per raggiungerli. Al livello 4 troviamo Camst, Ferrero e Gruppo Cremonini. Rappresentata per la prima volta nel benchmark anche la grande distribuzione organizzata italiana con Coop Italia che si posiziona al livello 4 della piramide, insieme ad altri grandi player europei come Carrefour e Lidl e alla maggioranza delle aziende italiane analizzate. ”Vedere 6 aziende su 7 che riconoscono il benessere animale come un aspetto importante da affrontare nelle loro politiche aziendali è un segnale importante di come anche le aziende alimentari italiane stiano ormai iniziando a considerare il benessere animale come parte integrante delle loro strategie d’impresa” commenta Elisa Bianco, responsabile del settore alimentare di Ciwf.

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