L’AGNELLO DI DIO

L’AGNELLO DI DIO

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Il vegetarismo è stato spesso considerato una decisione eretica, una scelta che mette in discussione le gerarchie stabilite da Dio (Libro della genesi, capitolo 1, versetto 28: Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra»). Non mangiare gli animali significherebbe dunque far scendere l’uomo dal suo posto privilegiato (la donna non c’è mai stata), una sorta di trono, e rendersi simili agli animali, che invece dovrebbero essere tutti a lui sottoposti.
Gli Esseni erano vegetariani, come pure i Catari e in generale i Manichei, fino ai Dolciniani e molti altri. Qui non si vuole discutere dei tanti eretici e delle tante eresie, o della loro persecuzione da parte della Chiesa Cattolica Romana, ma di come il vegetarismo, il rifiuto della carne (nel doppio senso permesso dalla lingua italiana), sia stato socialmente percepito come indizio di non ortodossia religiosa, con tutte le tragiche conseguenze che ne derivavano. Per esempio, una storia molto diffusa racconta che i Catari erano talmente contrari all’uccisione di animali da preferire la morte piuttosto che ucciderne uno. Il modo che gli inquisitori avrebbero usato per stanare un “eretico” era mettere in mano al prigioniero un pollo e ordinargli di ucciderlo…se si rifiutava era certamente un eretico e quindi andava sul rogo al posto del pollo. Non importa se sia vero, qui parliamo di percezioni e fantasie sociali.
Fondamentale appare “Il primo gradino”, un testo scritto da Lev Tolstoj come prefazione di un libro pubblicato nel 1883, “The Ethics of Diet” di Howard Williams. Secondo Tolstoj, che di sicuro non era un cattolico osservante, l’uomo per vivere in modo davvero morale deve astenersi dai piaceri materiali e combattere la ghiottoneria, la pigrizia, la lussuria – in questo ordine. Il primo gradino è dunque l’eliminazione della carne che eccita la gola e le passioni più basse e comporta l’assassinio degli animali. Altri vegetariani considerati eretici erano i teosofisti, nella cui filosofia la scelta di non mangiar carne era necessariamente collegata all’elevazione spirituale, e risente anche degli influssi della teoria della metempsicosi. Insomma, occultismo, chiaroveggenza, buddismo, trasmigrazione delle anime, esoterismo, tutti concetti in odore di eresia e malvisti e avversati dalla Chiesa cattolica. In Italia, significativo è stato Aldo Capitini, (1899 -1968) uno dei pochi intellettuali che si rifiutarono di aderire al fascismo: per lui la scelta vegetariana era pacifista e antifascista, il suo riferimento era Gandhi, religioso ma non cattolico. Anche Piero Martinetti (Pont Canavese, 21 agosto 1872 – Cuorgnè, 23 marzo 1943), professore di filosofia, fu uno dei pochissimi docenti universitari, 12 in tutto, che rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà al Fascismo, ed era vegetariano.
Dunque i vegetariani sono tutti malvisti dalla Chiesa Cattolica?
Non è così, per esempio molti ordini monastici non mangiano carne, lasciando aperta la questione dei pesci, basti ricordare la Quaresima e il venerdì “di magro”, che fino a poco tempo fa erano rituali molto significativi per la vita della maggior parte degli italiani. Esistono anche i cattolici vegetariani, con un loro sito www.cattolicivegetariani.it (dunque adeguati alla modernità e alla tecnologia), che tra l’altro si interrogano se mangiare l’agnello a Pasqua sia davvero cristiano: “Tante persone sono oggi ancora convinte che mangiare l’agnello a Pasqua sia una tradizione cristiana, ma ne siamo proprio sicuri? … L’unico Agnello di Dio di cui dobbiamo cibarci a Pasqua è l’eucaristia. La tradizione dell’agnello a Pasqua non ha nessuna argomentazione teologica sostenibile, innanzitutto perché la religione cristiana non è fondata sui sacrifici animali che sono non solo inutili, ma addirittura crudeli e sicuramente lontani dall’idea di amore e compassione verso ogni essere vivente. Il dibattito di Laodicea nei primi secoli (il sinodo si tenne nel 363-4, ndr) decretò l’inutilità del cibarsi di agnello nel giorno di Pasqua, tradizione che viene dall’antica storia ebraica”. Sempre secondo questo sito, “Gesù stesso scelse di non mangiare l’agnello a Pasqua, come ci riportano le parole del Santo Padre Benedetto XVI in Coena Domini 2007, ad indicare che è Lui l’unico Agnello che può salvare e redimere l’uomo. … una vera Pasqua celebra la Vita, donataci eternamente da Cristo con la Sua Croce, e sarebbe un controsenso festeggiarla con la morte di cuccioli di pecora”. E nell’introduzione al libro Il vegetarianesimo di ispirazione cristiana di Marilena Bogazzi (2016, Cosmopolis,) Luigi Lorenzetti scrive “La storia della salvezza, nelle tre grandi fasi (creazione, redenzione ed escatologia), comprende tutte le creature (animate e inanimate) e non soltanto l’essere umano e la comunità umana”.

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