RANDAGISMO, AL VIA LA CAMPAGNA SMS SOLIDALE DELLA LE.I.D.A.A.

RANDAGISMO, AL VIA LA CAMPAGNA SMS SOLIDALE DELLA LE.I.D.A.A.

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“Guarda…”: lo spot televisivo della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente è innanzitutto un invito a schierarsi in prima linea contro l’emergenza randagismo. Per contrastare l’abbandono, l’indifferenza, la crudeltà, per finanziare il soccorso, la cura, il ricovero e la sterilizzazione degli animali vaganti e in difficoltà, anche attraverso il sostegno diretto alle organizzazioni animaliste che operano nei contesti più difficili, c’è un modo semplice, letteralmente a portata di mano. Basta aderire, con un piccolo gesto, alla campagna solidale “SMS-SalvaMi Subito”, lanciata dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente: dal 19 al 27 maggio si potranno donare 2 euro con ciascun sms inviato da cellulare al numero 45580 oppure 5/10 euro chiamando da rete fissa.

Il fenomeno del randagismo non soltanto causa di per sé indicibili sofferenze a decine di migliaia di animali d’affezione, che dovrebbero vivere in famiglia e non per strada, ma spesso è la premessa per ripugnanti violenze. L’animale randagio è davvero l’ultimo degli ultimi, la sua debolezza è un invito per la crudeltà umana: quanti animali, nei 750 casi di maltrattamento e animalicidio segnalati l’anno scorso dalla stampa (sicuramente la punta di un iceberg), erano randagi, abbandonati al capriccio e all’arbitrio di persone senza scrupoli?

Anche per questa ragione, spesso non considerata, il randagismo va classificato come una vera piaga morale, alimentata da abbandoni e riproduzione incontrollata, che, in maggiore o minore misura, colpisce tutto il Paese.

Il progetto di LE.I.D.A.A prevede anche la promozione, ad ogni livello, di un cambiamento culturale che consenta di superare definitivamente l’emergenza randagismo. Perché anche agli ultimi tra gli ultimi siano finalmente risparmiati fame, sete, sofferenze e crudeltà.

Lo spot televisivo è visibile su YouTube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=CxaXGILdutQ mentre quello radiofonico è scaricabile all’indirizzo https://drive.google.com/open?id=11Ws1uXMpWqeJhlLp4RLkkmYiKBVzrglE

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RANDAGISMO 2018, UNO SGUARDO D’INSIEME

DOSSIER DELLA LEGA ITALIANA PER LA DIFESA DEGLI ANIMALI E DELL’AMBIENTE

Il randagismo è un fenomeno ancora molto diffuso nel nostro Paese, anche se non ne sono note le dimensioni esatte per la mancanza di dati completi e di numeri aggiornati. Neanche l’anagrafe degli animali d’affezione, prevista già dalla legge del 1991 e tenuta dalle Regioni, funziona correttamente, visto che molti cani non vi sono iscritti o molti non sono cancellati al momento del decesso. Non solo: i sistemi informativi regionali non dialogano efficacemente tra loro e con la banca dati nazionale. Quindi è difficile, o impossibile, l’interscambio in tempo reale delle informazioni relative agli animali iscritti, per rintracciarli tempestivamente in caso di smarrimento e abbandono, agevolare la circolazione di informazioni anagrafiche e sanitarie sugli animali e programmare interventi di contrasto.

La carenza di elementi oggettivi di conoscenza non è casuale. Nonostante sia in vigore da decenni una buona legge, la 281/1991, che specifica bene che cosa devono fare le Regioni, che cosa i Comuni, che cosa le Asl (per esempio le sterilizzazioni), è frequente, da parte delle amministrazioni locali, l'”evasione” di questi obblighi, che nei casi estremi, soprattutto al Sud, assomiglia molto ad un vero e proprio sabotaggio. Più in generale, c’è una responsabilità di governo, non solo nell’insufficiente (o meglio inesistente) raccolta di dati, ma nella mancanza di finanziamenti adeguati (il fondo nazionale per la lotta all’abbandono per il 2017 ammonta a 297.243 euro in tutto!) e di seri controlli, assistiti da proporzionate sanzioni, sull’implementazione della 281 da parte degli enti locali. Tutto ciò impedisce di elaborare politiche efficaci per contrastare un fenomeno che causa gravi sofferenze agli animali e costa moltissimo alla collettività. Difficile affrontare un problema senza sapere in dettaglio quali proporzioni ha, quale distribuzione sul territorio nazionale, dove sono le vere criticità e senza essere certi che, in media, ciascuno faccia il suo dovere.

I numeri sotto riportati, in gran parte frutto di stime, servono a dare un’idea della piaga, alimentata dagli abbandoni e dalla riproduzione incontrollata. La sensazione è quella di un Paese spaccato in due, con un Nord (Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Valle d’Aosta e Province Autonome di Trento e di Bolzano e in più la Toscana) in cui il randagismo canino è sostanzialmente contenuto e un Centro-Sud dove i randagi sono molti, in alcune aree moltissimi, e la situazione appare spesso fuori controllo. Laddove la tensione è più alta si verificano, con preoccupante cadenza, anche i più clamorosi atti di crudeltà e intolleranza nei confronti degli animali. Basti ricordare un episodio per tutti: l’avvelenamento di decine di cani a Sciacca (Agrigento) nel febbraio scorso. All’estremo opposto il caso di Sondrio, dove il numero dei randagi è stato ridotto al punto da indurre la comunità montana a proporre di utilizzare il canile come “pensione” per cani quando i proprietari vanno in vacanza. Preoccupante anche la condizione delle colonie feline, a volte riconosciute dalle autorità (come vorrebbe la legge), a volte tollerate, a volte ignorate. A fronte di 122 gattili al Nord, non ne sono segnalati al Sud.

Altrettanto difficile è quantificare il costo sociale del randagismo, perché le ricadute negative sono molte: salute, sicurezza, gestione del territorio, immagine turistica. Per avere un’idea si può partire da una cifra base, relativa all’anno 2015: circa 118 milioni di euro all’anno. Ci si arriva moltiplicando l’importo minimo che una circolare del Ministero della Salute indica come congruo ad assicurare un adeguato mantenimento degli animali, 3,50 euro al giorno, per il numero dei cani registrati nei rifugi (oltre 92 mila) x 365 giorni. Ma attenzione: all’appello mancano i cani di Sicilia e Calabria (non ci sono dati aggiornati al 2015) ed abbiamo calcolato solo l’importo minimo. Una stima realistica, sempre partendo dai 3,5 euro al giorno, potrebbe quindi aggirarsi intorno ai 130 milioni l’anno: l’altissimo prezzo-base, senza contare gli effetti collaterali, che paghiamo per gli abbandoni, la mancata applicazione delle leggi vigenti (sterilizzazione) e l’inesistenza di una vera politica per incentivare le adozioni.

La Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (LEIDAA), da sempre in prima linea nella lotta contro il randagismo, interviene in tre modi: 1)finanziando campagne di sterilizzazione, tramite protocolli d’intesa con i veterinari, nelle zone dove l’emergenza randagismo è più grave 2)sovvenzionando le associazioni locali o i piccoli gruppi di volontari attivi sul territorio 3) promuovendo a tutti i livelli il possesso responsabile e le adozioni dai canili. Nel dicembre scorso è stata completata, in collaborazione con la Federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) e con l’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), una prima tranche di sterilizzazioni: trecento gli interventi di ovariectomia/ ovarioisterectomia su cani e gatti randagi, finanziati con i fondi raccolti attraverso gli sms solidali ed eseguiti in cinque Regioni del Sud: Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia, Molise e Campania (con l’esclusione della Basilicata, dove nel 2015 è stata lanciata una campagna gratuita di sterilizzazione). La Federazione nazionale degli ordini veterinari ha fornito all’onlus guidata dall’ex ministro un elenco di veterinari attivi nelle Regioni interessate, dichiaratisi disponibili ad aderire alla “task-force stop al randagismo” e ad eseguire le operazioni secondo le migliori pratiche e le migliori condizioni economiche possibili. Gli interventi sono stati ripartiti in proporzione alla popolazione di ciascuna Regione. A breve partirà una seconda tranche di altre trecento sterilizzazioni nelle regioni del sud sempre interamente finanziate dalla Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente

Un’altra modalità di intervento è il sostegno alle piccole associazioni locali e ai gruppi di volontari impegnati in prima linea: contributi a volte decisivi per la sopravvivenza o il proseguimento dell’attività sempre “di frontiera” dove l’indifferenza moltiplica la sofferenza degli animali.

Infine vi sono le campagne nazionali, per la sensibilizzazione al possesso responsabile e l’incentivazione delle adozioni. Le adozioni consapevoli sono lo strumento principe per favorire le uscite dai canili e ridurre i rientri. Più un cane rimane all’interno di un canile, più avrà difficoltà ad abituarsi alla vita fuori dal rifugio. Quindi, se le condizioni generali lo consentono, dovrebbe rimanerci il meno possibile.

DATI DI SINTESI

10,4 milioni: cani registrati all’anagrafe canina (Probabilmente sovrastimato per mancate cancellazioni)

6-700 mila: il numero stimato dei cani randagi in Italia

2,4 milioni: il numero stimato dei gatti randagi in Italia

88.862: cani entrati nei canili sanitari

61.093: gatti randagi sterilizzati

300+300: cani randagi e sterilizzati dalla Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente in cinque Regioni del Sud con la campagna Salvami Subito (2017/2018)

40.642: cani adottati nei canili

297.243 euro: entità complessiva del Fondo nazionale per la lotta all’abbandono

1.051: i canili sanitari e i rifugi autorizzati in Italia

126.062: cani presenti nelle strutture (dato parziale) al 31 dicembre 2015

1277,5 euro/anno costo medio di un cane in un canile

7 anni: tempo medio di permanenza di un cane in canile

130 milioni di euro: costo annuo di mantenimento dei cani nei canili

750 casi di maltrattamento, abuso, animalicidio segnalati dai media nel 2017, di cui

89 casi di avvelenamento

(Dati del Ministero delle Salute e delle associazioni animaliste nazionali)

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