DALL’ITALIA PARTE LA SFIDA ALL’ESTINZIONE DEL RINOCERONTE BIANCO

DALL’ITALIA PARTE LA SFIDA ALL’ESTINZIONE DEL RINOCERONTE BIANCO

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E’ un primo passo, la prova generale che precede la sfida più grande: salvare il rinoceronte bianco del Nord da un’estinzione ormai certa, visto che su tutto il pianeta sono rimaste solo due femmine di questa specie. La nascita del figlio della speranza è ancora un sogno e gli ostacoli da superare non sono pochi, ma un team internazionale di scienziati – con in prima linea l’italiano Cesare Galli, ‘papà’ del primo toro clonato Galileo e della prima cavalla ‘fotocopia’ Prometea – sta lavorando perché veda la luce. Il primo traguardo è stato raggiunto, annunciano oggi i ricercatori a tutto il mondo, sulla rivista ‘Nature’: sono stati creati con successo in provetta i primi embrioni ibridi, da ovociti di rinoceronte bianco del Sud e spermatozoi di rinoceronte bianco del Nord che arrivano dai campioni crioconservati, prelevati da maschi poi deceduti. E nel gelo sono ora custodite anche le preziose blastocisti, in attesa di essere trasferite in mamme surrogate. “Entro un anno contiamo di avere la prima gravidanza”, spiega all’AdnKronos Salute Galli, fondatore di Avantea, laboratorio di tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica con sede a Cremona. La gestazione dei rinoceronti dura 16 mesi e si guarda con ansia al momento in cui verrà al mondo il primo cucciolo ‘ibrido’. Sarà la prova che è tecnicamente possibile dare una discendenza al rinoceronte bianco del Nord. Solo allora, quando si avrà la certezza che tutte le tappe del complicato percorso di rinascita possano andare in porto, si tenterà il tutto per tutto per una prole ‘100% Nord’. Intanto, sottolinea Thomas Hildebrandt del Department of Reproduction Management del German Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research a Berlino, il passo appena compiuto è una prima assoluta: “Questi sono i primi embrioni di rinoceronte prodotti in vitro. E hanno una possibilità molto alta di dar luogo a una gravidanza una volta impiantati in una madre surrogata”. Quale? Saranno le femmine del Sud a dare una mano a quelle del Nord, portando nel loro grembo i piccoli e facendo in futuro da madri surrogate a una popolazione del Nord in formazione. Al contrario del Northern White Rhino, oggi si contano circa 21 mila esemplari della specie del Sud in Africa meridionale.

Quando il lavoro degli scienziati è stato proposto a fine 2017 per la pubblicazione su ‘Nature Communications’, 17 ovociti di femmine di rinoceronte bianco del Sud, ‘ospiti’ di zoo europei, erano stati fecondati con seme di maschi della stessa sottospecie ottenendo 3 embrioni, mentre 13 ovociti sempre del Sud erano stati fecondati col seme del Nord e avevano dato 4 embrioni ibridi. Ma l’attività del team è andata avanti e “adesso abbiamo altri due embrioni prodotti con seme del Nord nel mese scorso”, aggiunge Galli. Gli embrioni crioconservati si trovano nel laboratorio di Cremona. I ricercatori hanno dovuto adattare le tecniche di riproduzione assistita utilizzate nei cavalli alle circostanze particolari dei rinoceronti e mettere a punto procedure pionieristiche. Il primo nodo da affrontare è stato la raccolta degli ovociti. Questi pachidermi hanno una cute inscalfibile e per prelevarli gli esperti internazionali hanno utilizzato un dispositivo di quasi 2 metri brevettato recentemente, eco-guidato e posto per via transrettale. Quando sullo schermo dell’ecografo portatile compariva un follicolo, si attivava un ago speciale che perforando la parte intestinale arrivava all’ovaio e raccoglieva l’ovocita. La stessa strategia (con un catetere) sarà utilizzata per il trasferimento degli embrioni nelle madri surrogate. Gli ovociti sono stati spediti ad Avantea. “Nel nostro laboratorio – dice Galli – siamo stati in grado di sviluppare procedure per maturare gli ovociti, fecondarli mediante iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (Icsi) e coltivarli. Abbiamo così avuto per la prima volta blastocisti di rinoceronte – fase iniziale di un embrione – sviluppate in vitro, analogamente a ciò che facciamo abitualmente per i bovini e i cavalli. Poiché il seme del Nord era di qualità scadente, abbiamo usato un protocollo di attivazione dopo l’Icsi”. Il team ha anche derivato due linee di cellule staminali da blastocisti della sottospecie Sud con “tutte le caratteristiche tipiche delle staminali embrionali, cellule indifferenziate, e un’elevata capacità di differenziazione in diversi tipi cellulari”, evidenzia Galli. Cellule che sono state inviate a Berlino dove si lavora al differenziamento in gameti.

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