LA BIOETICA DEL PIATTO ALLA PROVA DEL CUOCO

LA BIOETICA DEL PIATTO ALLA PROVA DEL CUOCO

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E’ un passo in avanti. Nulla da spartire con il precedente sulla macellazione senza stordimento per fini rituali religiosi. Il Documento “Alimentazione umana e benessere animale” vede il Comitato Nazionale di Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, porsi e porre quesiti e riflessioni che tengono conto, finalmente, del soggetto animale nonché promuovere “l’etica della biocultura nell’ambito della responsabilità sociale di impresa” che “consenta di superare una concezione dell’animale esclusivamente quale mezzo per il soddisfacimento di interessi e di bisogni umani e in cui esso venga riconosciuto quale essere senziente meritevole di tutela” come ha scritto nella presentazione il Professor Francesco Paolo Casavola, Presidente del Comitato. Comitato che si è chiesto, fra l’altro, “se possiamo continuare a ritenere la sofferenza animale un male necessario per la nostra vita ovvero se dobbiamo inevitabilmente scegliere tra benessere umano e benessere animale”, bioetica chiamata a riflettere “sulla possibilità di elaborare un modello di alimentazione eticamente sostenibile nel rispetto degli interessi di tutti i soggetti e delle parti coinvolte”.
Quindi ci si poteva attendere più coraggio che l’epitaffio “senza voler mettere in discussione il mangiare carne e prodotti di origine animale”, ribadita nelle Raccomandazioni finali in un più forte “ferma restando la centralità degli interessi alimentari umani” e addirittura la non menzione della necessità di diminuire questi consumi almeno per motivi di salute e di impatto ambientale, altro che animali (non dico il citare esplicitamente le scelte vegetariane e giammai quella vegana, non menzionate, come se non esistessero….).
Così il Documento, sottolineando gli interessi, anche economici, del consumatore (i produttori, pur ascoltati a differenza degli animalisti nelle audizioni del Comitato, sembra siano un interesse non presente nella realtà) utilizza il termine biocultura dimenticando il significato del termine bio, vita, ciò che l’alimentazione basata sulla sofferenza e la morte degli animali nega alla radice, ciò che questo sistema impone alle popolazioni del Sud del mondo costrette a un sistema di monoculture per ingrassare gli animali della parte superiore del Pianeta e di fame strutturale per loro. Nonché dell’ impossibilità di creare gli altri quattro Pianeti Terra necessari per allevare tutti gli animali necessari a portarli ai livelli dei consumi animali di Europa e Usa…
Certo, la raccomandazione del Comitato ad avere etichettature basate su standard qualitativi di eccellenza e di avere una filiera che reinvesta in miglioramenti delle condizioni degli animali, è positiva. Intanto, come insegna la vicenda delle deroghe al divieto d’uso delle gabbie di batteria per le galline ovaiole, ci accontenteremmo di un mondo produttivo che senza la convivenza di Ministeri e Regioni, rispetti le pur minime regole di minor impatto sugli animali. Come chiede una delle Raccomandazioni del Comitato.
Intanto il banco di prova, immediato, di questo Documento, è dato dall’entrata in vigore del Regolamento comunitario 1099 del 2009 sulla macellazione, dal prossimo primo gennaio. L’Italia, il Ministero della Salute e i veterinari messi al centro del Documento come elemento di valutazione scientifica e tutela, metterà in pratica almeno una parte dei buoni propositi approvati all’unanimità dal Comitato Nazionale di Bioetica, loro organo di consulenza istituzionale, utilizzando le scelte date dal Regolamento stesso a maggior tutela degli animali e con efficaci sanzioni per chi violerà la normativa?

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