ITALIA, SEA SHEPHERD VA A CACCIA DI RETI FANTASMA

ITALIA, SEA SHEPHERD VA A CACCIA DI RETI FANTASMA

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Ogni anno, negli oceani, vengono abbandonate 640mila tonnellate di reti da pesca (fonte: Healthy Seas, 2017) e il dato è in aumento. Sono le cosiddette ‘reti fantasma’: perdute accidentalmente, trascinate a largo dalle mareggiate o, peggio ancora, abbandonate, continuano a catturare e uccidere pesci, inutilmente. Ma non solo: con il tempo, colonizzate da microrganismi e appesantite, finiscono per appoggiarsi sui fondali soffocando ogni forma di vita. Reti lunghe due miglia o reti ‘da posta’, molto più piccole e usate da pescatori artigianali e sportivi, di dimensioni e materiali diversi e a diverse profondità, quante ce ne siano nei nostri mari e dove, questo ancora non lo sappiamo. Per questo la ong Sea Shepherd, che pratica la tattica dell’azione diretta per contrastare le attività illegali in mare, ha deciso di andare a caccia di reti fantasma, firmando con Lega Navale Italiana di Lerici il protocollo d’intesa “Per gli Oceani”, che prevede una prima fase di mappatura (sei mesi) grazie all’aiuto dei velisti soci della Lega Navale, apneisti e subacquei, per poi passare alla rimozione delle reti abbandonate nei nostri mari, in concerto con le autorità. Non è la prima volta che Sea Shepherd è alle prese con le reti. “Due anni fa, nel porto di Marsiglia, durante un’operazione di pulizia dei fondali ne abbiamo trovate 4 tonnellate”, dice all’AdnKronos Andrea Morello, presidente di Sea Shepherd Italia. E un’altra volta ne hanno ripescata una gigantesca che poi l’Adidas, nell’ambito del progetto Parley for the Oceans, ha trasformato in scarpe da ginnastica.

Quella volta la vicenda fece entrare la Ong che batte bandiera pirata con il suo inconfondibile Jolly Roger, nel Guinnes dei primati per l’inseguimento di una nave bracconiera più lungo al mondo: 110 giorni. La Bob Barker (la nave oceanografica della Sea Shepherd) ‘rincorse’ l’imbarcazione battente falsa bandiera (e ricercata dalle autorità da anni) che pescava illegalmente austromerluzzi in Antartide, dalle gelide acque del circolo polare artico, attraverso una tempesta, a scarroccio alle Mauritius, doppiando il Capo di Buona Speranza, risalendo fino all’Equatore per poi avere la meglio nel Golfo di Guinea. “Ad oggi abbiamo diverse segnalazioni da varie zone del Mediterraneo ma non una dimensione reale del problema – spiega Morello – Le reti fantasma rappresentano un problema devastante perché continuano a pescare uccidendo i pesci senza utilità finché non vengono rimosse e soffocando tutto quello che c’è sotto di loro”. Tramite una pagina web dedicata nel sito www.seashepherd.it ognuno potrà supportare l’azione che fa la differenza iscrivendosi al progetto ”per gli Oceani” permettendo alla flotta di Sea Shepherd, garante del progetto, di condividere le informazioni con le autorità e coordinare le attività di recupero e riciclo delle reti e attivare i volontari per le pulizie delle spiagge e dei fondali italiani.

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