In memoria di Laika

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Laika è il famoso nome della cagnetta che cinquant’anni fa, il 3 novembre 1957, lasciò la Terra a bordo della capsula spaziale sovietica “Sputnik 2”. Fu riconosciuta come il primo essere vivente lanciato in orbita nello spazio, in verità morì dopo poche ore dal decollo e in ogni caso non fu certo per sua scelta che venne usata per questo terribile esperimento.

Si chiamava Kudrjavka (Ricciolina), per gli americani era Muttnik (da ”mutt” che in inglese significa bastardo), la ribattezzarono Laika (Colei che abbaia). Secondo alcune fonti ufficiali Laika era una cagnolina meticcia, probabilmente randagia, venne catturata e sottoposta ad un durissimo addestramento. Fu sottoposta a dei veri e propri esperimenti “scientifici” forzati. Fu imprigionata, costretta a vivere in una gabbia di dimensioni molto ridotte, sottoposta ad ogni genere di privazioni, stress e a continui estenuanti test, come i giri nella centrifuga per simulare il lancio spaziale.
Lo Sputnik 2 portava con sé cibo ed acqua ma non prevedeva il rientro, quindi la sorte di Laika era segnata fin dall’inizio della missione. La capsula era inoltre attrezzata con sensori tali da permettere il monitoraggio dei segnali vitali del passeggero come pressione sanguigna, battiti cardiaci e frequenza del respiro.
Nella frenetica corsa dell’uomo alla conquista dello spazio, venne inutilmente e ingiustamente sacrificato un essere innocente. Per noi questo sacrificio rappresenta l’ennesimo atto di accusa contro la pratica della vivisezione (intesa come ogni esperimento compiuto sugli animali). Certamente una pratica antiscientifica, immorale, degradante per chi la esegue e per ogni uomo e governo che la tollera.
Sul Corriere del 16 novembre 1957 lo scrittore Dino Buzzati scrisse, in difesa di Laika, uno degli articoli più belli che siano mai stati pubblicati. Si scagliò contro un suo collega che qualche giorno prima aveva scritto un elzeviro sulla cagnetta Laika, catapultata nello spazio, come se la povera cagnetta fosse felice di poter fungere da eroe per la scienza.
Ecco come rispose la splendida penna di Buzzati: “A un certo punto lei fa dire a Laika: . Dio la perdoni, signor De Madariaga. Di cani miei e non miei, ne ho conosciuti a decine, grossi e piccoli, purosangue e bastardi, possidenti e proletari, vecchi e giovani, grassi e malati. Non uno, mai, manifestò qualcosa che potesse anche lontanamente somigliare a un interesse scientifico. Fedeltà, altruismo, disinteresse, bontà, pazienza, tenacia, coraggio, lealtà, onestà, puntualità, disciplina, forza d’animo, gratitudine: tutte queste virtù, che noi pratichiamo così di raro e a spizzico, il cane le possiede interamente. Ma amore per la scienza proprio no. Immaginare, come fa lei, che il tremendo compito assegnatole inorgoglisse ed esaltasse Laika, è sinonimo di assurdo”.
Addio Laika, chissà se un giorno la crudeltà dell’uomo verso gli altri esseri viventi potrà essere solo un terribile ricordo di tempi passati in cui l’animo umano viveva ancora nelle tenebre.

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