EUROBAROMETRO: LA CARICA DELLE IMPRESE VERDI CHE FANNO BENE ALL' ECONOMIA

EUROBAROMETRO: LA CARICA DELLE IMPRESE VERDI CHE FANNO BENE ALL' ECONOMIA

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Piccole e medie imprese verdi crescono. In Europa, l’economia amica dell’ambiente fiorisce nelle aziende medio-piccole. Il 93 per cento delle piccole e medie imprese dell’Unione Europea ha infatti effettuato ecoinvestimenti; chi nel campo del risparmio energetico (il 64 per cento), chi in quello del riciclaggio dei materiali (61 per cento), chi, infine, in quello dello smaltimento dei rifiuti (62 per cento). E’ quanto emerge dai dati forniti nei giorni scorsi dall’indagine Eurobarometro “Pmi: efficienza delle risorse e mercato verde”. Vi si legge, inoltre, che il 37 per cento delle aziende medie e piccole, interessate a uno sviluppo eco-sostenibile, ha almeno un dipendente (a tempo pieno o a part time) che, con il suo lavoro, contribuisce a proteggere l’ambiente, creando al contempo un profitto. Nel giro di due anni, la percentuale di imprese con dipendenti “verdi” potrebbe crescere di due punti. Tradotto in posti di lavoro, significa 2.6 milioni di eco-lavoratori in più. Tutt’altra musica, per ora, nelle grandi aziende, dove si potranno avere, al massimo, 150 mila lavoratori “verdi” in più.
Tutti questi dati, e altri ancora, sono stati presentati a Bruxelles dal commissario europeo all’Industria e all’imprenditoria, Antonio Tajani. La commissione constata con soddisfazione che le piccole e medie imprese europee stanno sfruttando l’ enorme potenziale rappresentato dall’ economia verde, che porterà più innovazione, renderà più competitive le imprese e moltiplicherà i posti di lavoro. Tuttavia, c’è ancora moltissimo da fare. Solo poche piccole e medie imprese europee allargano le loro attività verdi ai mercati stranieri. Se l’Ue rappresenta circa un terzo del mercato mondiale per le industrie ambientali, vuol dire che per le piccole e medie imprese “verdi” europee ci sono amplissimi spazi di crescita.
Spesso, infatti, i soggetti che guardano alla green economy si scontrano con la rigidità della burocrazia trans-frontaliera e, non riuscendo ad uscir di casa loro, si limitano a operare sul territorio nazionale. Un limite da superare anche con l’aiuto della Ue, perché, per chi non lo sapesse, in questa crisi mondiale che si è abbattuta, feroce, sul Vecchio Continente, le pmi hanno contribuito a combattere la tendenza negativa dell’economia. Un dato per tutti: l’85 per cento dei posti di lavoro europei, dal 2002 al 2010, sono stati creati proprio dalle aziende più piccole e, a leggere tra le righe, si scopre che le imprese più produttive, in termini di posti di lavoro, sono state proprio quelle “mini”, cioè con meno di dieci dipendenti. Una vera sorpresa: nel gran mondo della globalizzazione, dove un battito d’ala di farfalla a Pechino agita la borsa di Wall street, piccolo è ancora bello. Anzi bellissimo.
Nulla di strano, dunque, se l’Ue ha deciso di puntare molte carte sulle aziende medio-piccole, soprattutto nella versione “green”, per superare la crisi economica più grave dagli anni Trenta. L’obiettivo della Ue è dunque sì liberare risorse preziose da destinare alla ricerca applicata, all’innovazione, alle tecnologie, come avviene col progetto Orizzonte 2020 (con i suoi 80 miliardi di euro), ma anche di raddoppiare i fondi per le piccole e medie imprese, come previsto dal programma Cosme. E questo anche perché., come si legge nei dati di Eurobarometro, le persone – la gente comune – chiedono sempre di più risposte “verdi” ai problemi di tutti i giorni.

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