CLIMA, ESPERTA: “LEADER UE NON SONO IN SINTONIA CON LA SOCIETA'”

CLIMA, ESPERTA: “LEADER UE NON SONO IN SINTONIA CON LA SOCIETA'”

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Sul clima i leader Ue non sono sulla stessa lunghezza d’onda della societa’, ma le cose cambieranno presto perche’ la mobilitazione di studenti, cittadini, imprese e municipi “e’ piu’ forte di quanto fosse quando abbiamo firmato l’accordo di Parigi”. E’ questa l’analisi di Laurence Tubiana, tra le principali artefici dello storico accordo del 2015, parlando con l’ANSA dell’esito del vertice dei leader Ue di Sibiu sul futuro dell’Ue, che ha relegato clima e ambiente all’ultima riga della dichiarazione finale. Risultato “deludente”, secondo Tubiana, ambasciatrice per la Cop 21 di Parigi nel 2015, alla guida della European Climate Foundation oggi. Tutto dipende, spiega, “dalle dinamiche interne del Consiglio europeo” che oggi e’ “in dissonanza con le richieste di dare priorita’ all’azione climatica che vengono da movimenti sociali, enti locali e da una parte dell’economia”. Un insieme di forze che comunque “sta spostando il centro di gravita’ del dibattito politico in Europa”. Ecco perche’, nonostante la “modestia” della dichiarazione di Sibiu, l’economista e diplomatica francese e’ “ottimista sul futuro”. Anche l’accordo di Parigi sul clima e’ in buona salute, rilancia Tubiana, essenzialmente grazie al consenso sociale. A dispetto di movimenti come i gilet gialli, nati per contrastare una tassa sui carburanti pensata per ridurre i consumi di combustibili fossili. “In quel caso la protesta era contro una tassa regressiva – risponde Tubiana – ma non contro l’ambiente. I gilet gialli hanno posto la questione fondamentale della giustizia sociale nella transizione ecologica”. L’accordo di Parigi e’ ancora importante, aggiunge, “in primo luogo perche’ non c’e’ stato il temuto effetto domino dopo l’annuncio di Trump del ritiro degli Usa, come successo con il Protocollo di Kyoto, quanto Canada e Australia non ratificarono il documento seguendo Washington”. E, “in secondo luogo”, continua, “perche’ nella sua concezione l’accordo di Parigi e’ andato al di la’ dei governi, per coinvolgere le comunita’ locali, quelle delle imprese e della finanza: questa e’ la rete di sicurezza principale che lo sostiene, e oggi e’ piu’ forte del 2015. Se Trump viene rieletto alla fine del 2020, pero’, c’e’ una grande incognita”. Ecco perche’, avverte Tubiana, “dobbiamo fare presto, sia nell’attuazione dell’accordo, sia nel rafforzamento di questa rete sociale”. La prossima occasione per i leader europei per alzare l’asticella dell’ambizione sul clima e’ il vertice Ue di giugno. Nove Paesi (Francia, Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia a cui e’ aggiunta ora la Lettonia) vogliono una presa di posizione chiara per un’Europa a zero emissioni nette al 2050. Potrebbe quindi essere l’occasione giusta, perche’, conclude la responsabile della European Climate Foundation, “arriva dopo le elezioni europee, con la speranza che Paesi come la Germania assumano una posizione piu’ ambiziosa”.

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