GIAPPONE, AMBIENTALISTI IN TRIBUNALE CONTRO LA CACCIA AL DELFINO

GIAPPONE, AMBIENTALISTI IN TRIBUNALE CONTRO LA CACCIA AL DELFINO

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Un gruppo di ambientalisti hanno lanciato un appello dall’aula di un tribunale giapponese a porre fine alla caccia dei delfini che considerano crudele e illegale, nel corso di una prima udienza di una azione legale senza precedenti in Giappone nel settore. I querelanti hanno argomentato che il metodo di caccia è crudele e che anche la cattura dei delfini per la vendita a degli acquari non può essere considerata una attività culturale tradizionale, ha dichiarato Kyoko Yoshida, rappresentante degli animalisti. La azione legale lanciata a febbraio è la prima mai intentata contro la caccia al delfino praticata a Taiji, nella regione di Wakayama, nell’Ovest del Giappone.

Secondo il metodo sotto accusa, i pescatori spingono i delfini in una stretta baia battendo sulle loro imbarcazioni per disorientarli. Gli animali, presi dal panico, spesso restano intrappolati nelle reti, soffocano e annegano. Gli animalisti spiegano che alcuni esemplari urtano violentemente contro rocce o scogli e muoiono dissanguati mentre altri vengono uccisi dai pescatori danneggiandone la colonna vetrebrale. Gli ambientalisti auspicano che il governatore di Wakayama revochi il permesso di pesca guidata di tre anni accordato a Taiji. “Cacciamo i delfini da decenni e non penso che facciamo qualcosa di illegale”, ha replicato all’Afp un responsabile dell’Unione dei pescatori di Taiji.

Il 26 dicembre, il Giappone ha annunciato la ripresa della caccia alla balena dal 30 giugno prossimo, nonostante la specie sia dichiarata in via di estinzione. Il Giappone difende accanitamente la sua caccia alla balena e al delfino. Lo scorso dicembre ha suscitato una levata di scudi generale annunciando il ritiro dalla Commissione baleniera internazionale con l’obiettivo proprio di riprendere la caccia commerciale dal prossimo luglio.

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