COLDIRETTI: 2019 BOLLENTE, TERZO PIÙ CALDO DAL 1979

COLDIRETTI: 2019 BOLLENTE, TERZO PIÙ CALDO DAL 1979

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Nonostante il maltempo in Italia, il 2019 si classifica fino a ora al terzo posto tra gli anni più bollenti del Pianeta facendo registrare una temperatura media del primo quadrimestre sulla superficie della Terra e degli oceani superiore di 0,90 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che nonostante le ironie che si sono scatenate sui social la giovane attivista svedese Greta Thumberg ha ragione, sulla base degli ultimi dati della banca dati Noaa, il National climatic data centre. “Solo il 2016 e il 2017 – sottolinea la Coldiretti – erano risultati più caldi da quando sono iniziate le rilevazioni dal 1880 a conferma della tendenza al surriscaldamento del Pianeta. L’anomalia si fa sentire anche in Europa dove le temperature sono state di 1,96 gradi superiori alla media storica del periodo e classificano il 2019 al quinto posto tra i più caldi del vecchio continente”. In Italia le temperature sono state di 0,84 gradi superiori alla media durante il primo quadrimestre che si pone comunque al quindicesimo posto tra i più caldi dal 1800, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr.

“La situazione – precisa la Coldiretti – è in realtà cambiata a maggio che è risultato fino a ora insolitamente freddo e piovoso con pesanti effetti sull’agricoltura. La pioggia senza tregua ha compromesso le tradizionali semine primaverili di mais, soia, leguminose e patate, ma anche i trapianti di pomodoro e melone. Nei campi allagati è impossibile entrare per effettuare le necessarie operazioni colturali mentre dove si è già seminato i germogli e le piantine soffocano per la troppa acqua. Una situazione che rischia di far salire pesantemente il conto dei danni nelle campagne dove a macchia di leopardo lungo tutta la Penisola si è verificata una vera strage, con temporali, grandine e vento, per verdure, cereali e frutta con danni a vigneti, agrumeti, oliveti, ciliegi e cocomeri, ma anche la produzione del fieno per l’alimentazione del bestiame e il miele”. Senza dimenticare le infrastrutture, le stalle scoperchiate le strade rurali franate e le serre distrutte con danni superiori ai 10 milioni di euro, secondo la Coldiretti.

“Campi devastati – aggiunge la Coldiretti – si segnalano a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale, dalla Lombardia al Piemonte, dall’Emilia Romagna al Lazio, dalle Marche alla Puglia, fino alla Basilicata e alla Sardegna, dal Veneto alla Sicilia”. “L’ultima ondata di maltempo è l’evidente conseguenza dei cambiamenti climatici in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici – conclude la Coldiretti – è ormai la norma e si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi”.

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