STUDIO: PORRE RIMEDIO ALL’IBRIDAZIONE CANE-LUPO

STUDIO: PORRE RIMEDIO ALL’IBRIDAZIONE CANE-LUPO

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La crescente ibridazione tra cane (Canis lupus familiaris) e lupo (Canis lupus), con la nascita di esemplari fertili quindi in grado di riprodursi, porta con sé il rischio che, sul lungo periodo, le popolazioni di lupi siano composte da una importante percentuale di individui di origine ibrida. Si potrebbe assisterebbe quindi all’estinzione genomica del lupo, nonostante la specie in Italia oggi non sia più a rischio di estinzione demografica come lo era negli anni ’70. Un incontro, quello tra cane e lupo, favorito dall’espandersi del lupo in aree più densamente abitate e dove la presenza di cani vaganti è la norma piuttosto che l’eccezione. Inoltre la persistente persecuzione del lupo determina spesso la scomparsa di uno o entrambi gli individui dominanti del branco (il lupo vive in unità sociali che non sono altro che famiglie estese nelle quali vige una rigida gerarchia di dominanza) e ciò ha la conseguenza di determinare lo sfaldamento della struttura sociale del branco stesso con aumento delle probabilità di accoppiamento di femmine fertili con cani maschi. Un gruppo internazionale di oltre 40 scienziati, tra cui Paolo Ciucci e Luigi Boitani, del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza di Roma, e i sociobiologi Valerio Donfrancesco e Nibedita Mukherjee dell’Università di Exeter negli UK, ha studiato il fenomeno dal punto di vista sociologico per capire le cause che hanno determinato una stagnazione della risposta gestionale al problema e proporre quindi possibili soluzioni per scongiurare l’estinzione del Canis lupus. Askanews ha interpellato sull’argomento il prof. Ciucci per cercare di ricostruire le origini del fenomeno, le ragioni del suo diffondersi e le possibili strategie di intervento. Prof. Ciucci, quali sono i fattori che hanno portato a un aumento dell’ibridazione tra lupo e cane? “Il lupo è una specie territoriale, il che vuole dire che ciascun branco difende il proprio territorio. In età variabile, i giovani abbandonano definitivamente il loro territorio natale in cerca di un nuovo territorio in cui stabilirsi, riprodursi e dare vita al proprio branco. Una popolazione di lupi in fase di crescita è quindi una popolazione in espansione anche dal punto di vista spaziale. In questi ultimi 40 anni, sia in Italia che in altri Paesi europei, questo processo ha portato il lupo a ricolonizzare zone da cui mancava da decenni se non oltre un secolo. In Appennino, in particolare, essendo la popolazione ormai satura dal punto di vista demografico, il margine di espansione ha recentemente interessato zone collinari e anche di pianura dove è maggiore la presenza dell’uomo e, associata, quella dei canivaganti; quello del randagismo canino, ricordiamolo, è fenomeno che in molte regioni del paese non è stato mai risolto definitivamente. In queste zone, come conseguenza di reazioni negative e scarsa tolleranza, anche dovute a una conflittualità sociale effettivamente irrisolta e derivata dalla presenza del lupo, localmente la mortalità del lupo a causa dell’uomo può essere particolarmente elevata. In queste circostanze la scomparsa di uno dei due lupi dominanti può fare sì che si dissolva la coesione del branco e i sopravvissuti, incluse le femmine in età riproduttiva che altrimenti non si sarebbero accoppiate, si disperdano individualmente e finiscano con il riprodursi con i riproduttori localmente più frequenti, i cani appunto”. E’ stata fatta una stima numerica del fenomeno in Europa? E in Italia? “No, purtroppo, né in Italia né altrove. Il fenomeno è stato monitorato solo qualitativamente e sulla base di dati ottenuti in maniera del tutto opportunistica e non secondo solide strategie di campionamento e intervalli temporali adeguati. Solo recentemente sono stati condotti alcuni studi basati su tecniche di campionamento e di analisi idonee; sebbene realizzati su scala locale e provinciale questi studi rappresentano comunque un importante esempio di come il monitoraggio del fenomeno potrebbe essere realizzato su scala interregionale”.

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