GIOIA TAURO, GATTO “UCCISO”: PER IL MINISTERO È STATO SUICIDIO

GIOIA TAURO, GATTO “UCCISO”: PER IL MINISTERO È STATO SUICIDIO

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Il ministero risolve il mistero: in realtà il gatto “ucciso” il 15 maggio nella scuola “Eugenio Montale” di Gioia Tauro molto probabilmente si è suicidato. Lo si desume dall’attenta lettura del resoconto della seduta della commissione Cultura della Camera, dove il viceministro Lorenzo Fioramonti ha risposto all’interrogazione dell’on. Paola Frassinetti (Fdi, componente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali).

Secondo i media, un collaboratore scolastico  avrebbe colpito il gatto, intrufolatosi in palestra, più volte con la scopa, sotto agli occhi dei bambini, lasciandolo morire dopo un’ora di agonia. Fioramonti, dopo aver escluso “categoricamente” che il fatto sia avvenuto davanti agli alunni, riferisce l’esito dell’ispezione prontamente eseguita, con parole degne di un personaggio di Gogol.

“La ricostruzione dei fatti emersa dall’accertamento ispettivo – dice il viceministro – attesta che in data 15 maggio è stato rinvenuto un gatto nella scuola e precisamente nella palestra, peraltro chiusa poiché inagibile, introdottosi probabilmente da diversi giorni. A quanto riferito dal collaboratore scolastico, unico soggetto entrato nella palestra, il gatto alla sua vista si «è imbizzarrito» sbattendo contro le finestre fino a provocarsi evidenti ferite. A quel punto il collaboratore scolastico, sempre in base a quanto dichiarato dallo stesso, aiutandosi con un pezzo di legno, ha inserito il gatto ancora vivo in un bidone vuoto e lo ha trasportato sul marciapiede, fuori dal cortile della scuola”. Conclude la relazione ispettiva, e con essa Fioramonti, che “essendo il collaboratore scolastico l’unico soggetto presente nella palestra dove sono accaduti i fatti, sia l’ipotesi relativa alla versione fornita dallo stesso, sia l’ipotesi che vede il collaboratore scolastico quale responsabile diretto del tramortimento e del successivo decesso del gatto sono entrambe «plausibili, ma nessuna delle due comprovabile».
 In dubio pro reo, dice una vecchia massima del diritto, alla quale sarebbe un delitto non conformarsi: è quindi probabile che il gatto, non resistendo più al logorio della vita moderna, abbia approfittato dell’intrusione del bidello per farla finita, nel più violento e spettacolare dei modi.

Scherzi a parte, difficile non concordare con le considerazioni dell’Enpa: “E’ inaccettabile che il dicastero dell’Istruzione, senza alcuna prova al riguardo, riconosca una qualche plausibilità a un presunto ed estemporaneo imbizzarrimento del povero gatto. Dovrebbe infatti sapere che quando un gatto ha paura, non prende a testate i muri di un edificio scolastico. Quando un gatto ha paura scappa”.

“Non meno grave – aggiunge l’organizzazione di protezione animale – è la scorrettezza istituzionale di cui si è reso responsabile il ministero. Sui fatti di Gioia Tauro è attualmente in corso un’indagine della magistratura, dunque la situazione avrebbe dovuto consigliare al ministro la massima prudenza. E invece non solo il ministero compie un’invasione di campo, con una “sentenza di non luogo a procedere” ma arriva a sostenere che nessuno dei bambini avrebbe assistito ai fatti quando invece gli elementi sembrano smentirlo. E’ tutta la dinamica dei fatti a lasciare sconcertati. Perché non è stata chiamata la Asl per liberare il gatto dalla palestra? Perché, quando il gatto era in agonia non è stato chiesto l’intervento di un veterinario? Perché il collaboratore scolastico non è stato sospeso in via precauzionale?” Su questo il mistero resta. Nonostante il ministero.

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