TRIESTE, CRESCE ONLINE LA PROTESTA CONTRO LO STABULARIO DELL'UNIVERSITA'

TRIESTE, CRESCE ONLINE LA PROTESTA CONTRO LO STABULARIO DELL'UNIVERSITA'

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Ha superato le 2.700 firme la petizione online contro l’ampliamento dello stabulario dell’Università di Trieste. L’ha lanciata sul sito Care2 un gruppo di studenti, laureati in scienze biomediche e attivisti di associazioni animaliste per chiedere al Rettore di investire la prima tranche di fondi pubblici disponibili (circa 500 mila euro) nella ricerca su metodi alternativi alla sperimentazione animale.Lo scopo è di arrivare a 5 mila firme.
Il controverso progetto è inserito al punto 3 nel programma triennale delle opere dell’Università. Quest’anno la spesa prevista è di 459mila euro (72mila euro di fondi ministeriale e 386mila di fondi regionali, già stanziati) destinati alla riqualificazione dell’edificio. L’intervento dovrebbe essere completato nel 2013-2014 con altri 490 mila euro, che non sono ancora stati trovati. Da sempre animalisti e ambientalisti, sottolineando che “mancano fondi per le più elementari necessità della didattica”, accusano l’Ateneo di voler “costruire un nuovo lager per animali”: anfibi, polli, topi, ratti, cavie, conigli e opossum sacrificati sull’altare della Scienza. Ultimamente la polemica è arrivata in consiglio regionale con un’interrogazione del consigliere Piero Tononi (Pdl) che chiede “di sospendere ogni attività di vivisezione in Friuli Venezia Giulia e, quindi, di procedere alla chiusura dello stabulario dell’Ateneo triestino e di tutti i laboratori di ricerca degli altri Atenei regionali dove si pratica la vivisezione”. La ricerca scientifica, infatti, “ha ampiamente dimostrato che la sperimentazione su animali non risulta essere attendibile per la specie umana”.
Il fatto che tra i promotori della petizione, su http://www.thepetitionsite.com/1/trieste-says-no-to-animal-research-facility/, vi siano laureati in scienze biomediche consente anche di ricordare che è sempre aperta la strada dell’obiezione. Secondo la legge 413/1993, voluta dall’allora senatrice verde Carla Rocchi, oggi presidente dell’Enpa, i cittadini che “si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza ad ogni atto connesso con la sperimentazione animale”. I medici, i ricercatori e i tecnici hanno la possibilità di fare la dichiarazione o “all’atto della presentazione della domanda di assunzione o di partecipazione a un concorso”, gli studenti universitari possono farla direttamente al docente responsabile di un corso in cui sono previste attività di sperimentazione animale. La strutture pubbliche e private hanno l’obbligo di render noto che è possibile esercitare questo diritto e devono predisporre appositi moduli. L’art.4 della legge sancisce il divieto di discriminazione: “Nessuno può subire conseguenze sfavorevoli, per essersi rifiutato di praticare o di cooperare all’esecuzione della sperimentazione animale”. La frequenza alle esercitazioni di laboratorio in cui è prevista tale attività dev’essere resa “facoltativa”. (Laura Colombo)

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