TARTALIFE: CON PESCA SELETTIVA SI RIDUCONO LE CATTURE ACCIDENTALI

TARTALIFE: CON PESCA SELETTIVA SI RIDUCONO LE CATTURE ACCIDENTALI

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Il futuro delle tartarughe marine che vivono nei nostri mari forse potrà essere più roseo grazie a una pesca selettiva capace di ridurre significativamente le catture accidentali e la mortalità di questa specie. Solo nel nostro Paese si stima che le catture accidentali possano raggiungere picchi di 40 mila esemplari di tartarughe marine della specie Caretta caretta e di queste fino a 10mila potrebbero non sopravvivere. Dopo sei anni di lavoro di ricerca, sensibilizzazione e formazione dal progetto europeo TartaLife LIFE+ arrivano finalmente segnali incoraggianti: le pratiche messe in atto per ridurre la mortalità delle tartarughe marine durante le attività di pesca professionale, documentano significative riduzioni di catture e di mortalità di questa specie. In particolare grazie al coinvolgimento diretto dei pescatori sono stati sperimentati dei sistemi di pesca selettivi come ami circolari, dissuasori luminosi o reti speciali che hanno portato a un calo delle catture accidentali che va dal 30 fino al 100%.

In particolare, gli attrezzi “salvatartarughe” introdotti dal progetto Tartalife sono: degli ami circolari diffusi su larga scala in sostituzione di quelli a J che vengono usati nei palangari per la pesca del pescespada. L’utilizzo di questi ami ha portato a due risultati rilevanti: 30% in meno di catture accidentali e nel caso in cui la tartaruga rimanga allamata l’amo circolare rimane superficiale, non genera lesioni gravi e può essere rimosso più facilmente rispetto agli ami tradizionali, che vengono invece ingoiati con esiti spesso letali. Un altro sistema introdotto nelle marinerie è il TED (Turtle Exluder Device), un dispositivo che si applica alle reti a strascico e rappresenta una vera e propria uscita di sicurezza per le tartarughe marine. La diffusione dei TED ha consentito di ridurre del 100% le catture accidentali. E ancora, sono stati introdotti dei dissuasori luminosi a led che vengono applicati alle reti da posta normalmente utilizzate nella pesca artigianale. Nelle marinerie in cui sono stati utilizzati non ci sono state catture accidentali. Inoltre, in alternativa alle reti da posta sono state utilizzate delle nasse collassabili, molto efficaci in alcuni tipi di pesca. Elemento chiave del successo di tutti i dispositivi è il mantenimento della stessa quantità e qualità del pescato con la riduzione o l’azzeramento catture accidentali.

“Considerando la complessità della problematica che abbiamo dovuto affrontare, spiega Alessandro Lucchetti del CNR-IRBIM, “i pescatori sono stati i veri protagonisti del progetto e da un’iniziale diffidenza si è passati ad una fattiva collaborazione. I pescatori ora sanno che cosa fare e come aumentare le probabilità di sopravvivenza delle tartarughe catturate accidentalmente o addirittura non catturarle affatto. Le soluzioni sperimentate, e si partiva da conoscenze molto limitate, sono state molto efficaci, tanto che molti pescatori stanno collaborando in maniera volontaria. Dopo sei anni possiamo dire di aver pescatori più consapevoli, responsabili e collaborativi e questo è senza dubbio il risultato più confortante, anche se tanto resta da fare e tanto continueremo a fare. Grazie a TartaLife è cambiata anche la percezione che il grande pubblico ha nei confronti dei pescatori, che oggi collaborano attivamente per la conservazione della specie, conferendo ai Centri di Recupero le tartarughe catturate accidentalmente, adottando le buone prassi sviluppate nel progetto e adottando i sistemi di mitigazione”.

Risultato davvero confortanti se pensiamo che le reti da posta utilizzate dalla piccola pesca costiera e delle reti a strascico erano responsabili insieme di oltre 20mila episodi di cattura all’anno e dei palangari che, con oltre 8.000 catture anno rappresentano uno degli attrezzi da pesca più impattanti.

L’altra area di intervento del progetto TartaLife ha riguardato il potenziamento dei centri di raccolta delle tartarughe marine. Grazie al progetto europeo, cofinanziato dalla Regione Marche, sono complessivamente 18 le strutture che a vario titolo fanno parte della rete TartaLife, dai nuovi presidi di primo soccorso ai punti di raccolta e monitoraggio. Dall’inizio del progetto sono state recuperate oltre 1500 tartarughe: curate e rimesse in libertà dopo aver subito traumi o incidenti di vario tipo, come ami, ingestione di plastica che può provocare blocchi intestinali, soffocamento e problemi di galleggiamento, imbrigliamento in corpi estranei che ostacolano il movimento come reti abbandonate, lenze, sacchi di plastica, etc., traumi da collisioni con imbarcazioni.

“Il messaggio complessivo che ci arriva da Tartalife”, ha dichiarato Stefano Raimondi coordinatore Aree Protette e Biodiversità di Legambiente, “è che alla salvaguardia delle tartarughe marine possono contribuire tutti: dai pescatori che possono utilizzare strumenti meno impattanti e favorire il recupero di animali in difficoltà, ai turisti che devono rispettare le aree di nidificazione e l’ambiente marino, dagli imprenditori del settore turistico che possono promuovere un turismo più attento e consapevole alle istituzioni che devono garantire adeguate misure di salvaguardia fino alla comunità scientifica e alle associazioni ambientaliste che possono rispettivamente aumentare le conoscenze su questi animali e proteggerli adeguatamente attraverso i centri di recupero e il monitoraggio dei nidi”.

Il progetto Tartalife è finanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma LIFE ed è cofinanziato dalla Regione Marche, con lo scopo di tutelare le tartarughe marine. Il progetto è promosso nelle 15 regioni italiane che si affacciano sul mare; il capofila del progetto è il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) – Istituto di Scienze del Mare di Ancona che coordina le azioni degli altri 6 partner coinvolti, oltre al Consorzio UNIMAR: Provincia di Agrigento, Ente Parco Nazionale dell’Asinara, Fondazione Cetacea, Area Marina Protetta Isole Egadi, Legambiente, Area Marina Protetta Isole Pelagie.

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