VENEZIA: STORIA DEL PROCIONE REMIGIO, VITTIMA DELLA BUROCRAZIA

VENEZIA: STORIA DEL PROCIONE REMIGIO, VITTIMA DELLA BUROCRAZIA

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Quale fine farà il procione domestico Remigio, che ora vive ignaro nella sua gabbia arricchita di 10×3,5×2 metri in un giardino di San Stino di Livenza (Ve) accudito dai proprietari? La sua sorte è nelle mani di un magistrato che dovrà decidere se Remigio è un esemplare, regolarmente denunciato e quindi detenibile, della specie esotica invasiva “Procyon lotor” o un esemplare della specie “Procyon lotor” inclusa nell’elenco delle specie pericolose previsto dalla legge 150/1992 e quindi da sequestrare.
“Certo è – spiega Angelo Troi, il veterinario che ha visitato l’animale su incarico della sua “famiglia” umana – che Remigio, maschio di 4 anni abituato a vivere da solo, potrebbe non sopravvivere allo stress del sequestro e del trasferimento in un centro attrezzato, forse nel modenese, dove come minimo dovrebbe adattarsi ad un nuovo ambiente o dividere lo spazio con altri animali”.
Tutto nasce dal senso civico dei proprietari che l’estate scorsa (il termine previsto era il 31 agosto) hanno denunciato il possesso del piccolo mammifero di origine americana ai sensi degli art.26 e 27 del decreto legislativo 15 dicembre 2017 n.230, recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento Ue n. 1143/2014 per prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione di specie esotiche invasive. La denuncia era condizione indispensabile per poter legittimamente detenere il procione, appartenente ad una specie non autoctona e considerata dannosa, vita natural durante. Senonché il procione compare anche in un’altra lista, quella del decreto ministeriale del 19 aprile 1996, che elenca gli animali cui si applica la legge 150/1992 sulla detenzione e commercializzazione di mammiferi e rettili “che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica”.
La dichiarazione di possesso richiesta dalla legge ha dunque prodotto la visita di sette tra funzionari Asl e carabinieri forestali Cites di Mestre, che hanno denunciato il proprietario di Remigio per detenzione di animale potenzialmente pericoloso per l’incolumità e la salute pubblica. Per ora il tentativo di operare il sequestro è andato a vuoto. Probabilmente si pronuncerà il magistrato.
“Lo stesso regolamento 1143/2014, all’ art.31–ricorda il dottor Troi – dice che ‘i proprietari di animali da compagnia tenuti a scopi non commerciali e appartenenti alle specie esotiche invasive che figurano nell’elenco dell’Unione sono autorizzati a tenerli fino alla fine della vita naturale degli animali… Il regolamento europeo e il decreto applicativo nazionale superano le disposizioni della legge 150. Peraltro Remigio è custodito nel modo migliore per evitare la sua fuga nell’ambiente selvatico e dove sta gode di ottima salute. Tutt’al più – conclude il veterinario – si potrebbe pensare di identificarlo con un microchip e di sterilizzarlo per evitare che possa riprodursi. Ma il sequestro non andrebbe certo a migliorare il suo benessere. Anzi, potrebbe avere conseguenze fatali”
Come risolvere il caso? Prevale la legge 150 del 1992, mai abrogata esplicitamente, o il regolamento europeo del 2014 con le relative norme applicative? (Foto: Cary Bass-Deschênes)

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