Il vaccino contro la Leishmaniosi

Il vaccino contro la Leishmaniosi

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Nell’inserto Salute di Repubblica in data 27-11- 2012, una pagina “a cura di Manzoni & C “, intitolata “Speciale Benessere e Salute Animali” è interamente dedicata al vaccino contro la Leishmaniosi del cane, da pochi mesi commercializzato in Italia dalla Virbac. Francamente si potrebbe discutere sui toni troppo apocalittici, a mio avviso, che riguardano la malattia, soprattutto nella parte centrale e finale dell’articolo, quando si prende in considerazione la possibilità di trasmissione all’uomo della patologia parassitaria. E’ ben vero che la Leishmaniosi è una zoonosi (ossia una malattia trasmissibile all’uomo), ma è anche vero che si tratta di una malattia rara nell’uomo e che, se opportunamente diagnosticata, conduce al 100% di guarigioni. L’Ospedale Benfratelli di Palermo, centro di riferimento regionale per la Leishmaniosi, ricovera meno di 10 persone l’anno (soprattutto bambini) colpiti dalla Leishmania infantium e per tutti la prognosi è favorevole, grazie all’utilizzo dell’amfotericina liposomale, antibiotico ritenuto estremamente efficace e sicuro.
Dal momento che la malattia è trasmessa da un insetto vettore (Flebotomo) non è possibile il contagio diretto tra uomo e cane infetto e men che meno tra uomo e uomo. Malattia dunque rara, nell’uomo, prevenibile, diagnosticabile e facilmente curabile, a dispetto dei dati similcatastrofici riportati nell’articolo in questione, assolutamente veritieri, ma che riportano dati di mortalità (60.000 morti l’anno) e di contagio (2 milioni l’anno) che riguardano quasi esclusivamente vastissime zone del Medio Oriente, dell’Africa e del Sud America dove le condizioni di povertà e alimentazione sono completamente diverse da quelle del nostro paese.
Per quanto riguarda il cane, la reale riserva della malattia in Italia, la patologia è molto diffusa al centro sud e nelle isole, ma sono soprattutto canili, colonie di animali randagi e, più in generale le comunità di animali, il vero problema a differenza del cane padronale ben tenuto, ben alimentato, ben protetto con i presidi adeguati nei periodi più critici per il contagio (estate / autunno). Il rischio per il turista del nord che si reca nelle località del mezzogiorno con il proprio cane è praticamente uguale a zero, come dimostrano i rarissimi casi di Leishmaniosi in intere regioni, come Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Trentino ecc. da cui partono milioni di persone che si recano nelle località di mare del nostro mezzogiorno, ritornando a casa senza cani infetti. E’ molto probabile che occorra soggiornare per lunghi tempi, nelle aree a rischio ed esporre dunque il cane a numerose punture del Flebotomo per infettarlo. Se poi si prendono le adeguate protezioni con i repellenti, anche qui il rischio praticamente si azzera.
In una colonna a fianco dell’articolo principale, dell’inserzione aziendale da parte di Virbac, s’interroga un veterinario, il Dr. Marco Melosi, il quale in sostanza consiglia fortemente l’uso del vaccino per tutti i cani che potenzialmente siano a rischio (quindi anche quelli che “vanno in ferie” al sud, arrivando a sostenere che finalmente è arrivato il vaccino, ancora di salvezza per i veterinari e i cani.
Personalmente non la penso allo stesso modo e con me, una quarantina di colleghi che vanno dal docente universitario al clinico ambulatoriale, i quali hanno firmato un documento (inviato in questi giorni a Repubblica) nel quale s’invoca cautela nell’uso del vaccino, anche se questo è stato registrato dal ministero della Salute. La prudenza è tanto più d’obbligo quando, tra test e vaccinazione con richiami, la procedura diventa costosa (mediamente 250 euro). Riporto sotto il testo del comunicato e i firmatari.

1. Nessun lavoro scientifico di nostra conoscenza ha dimostrato che il vaccino sia il miglior mezzo di prevenzione disponibile.
2. Non esiste inoltre alcuna pubblicazione scientifica da cui sia possibile evincere dati sull’efficacia del vaccino. L’unica documentazione disponibile è quella fornita dalla Virbac e si riferisce a uno studio sperimentale in cui i soggetti vaccinati si sono sia infettati che ammalati. Sulla base di questo studio il vaccino ridurrebbe il rischio di malattia, ma questo dato purtroppo deve esser preso con assoluta cautela per l’esiguità del campione osservato e necessita di ulteriori approfondimenti.
3. Nessuna autorità sanitaria italiana oggi consiglia di eseguire la vaccinazione, proprio per l’assenza di studi scientifici.

Aresu Alessandro
Barale Loris
Battelli Massimo
Beer Donatella
Boni Cinzia
Broggi Loredana
Brunoldi Pier Paolo
Buosi Alessandro
Cancedda Giorgio
Chiabrera Roberto
Colaceci Marco
De Stefanis Carla
Gabrielli Andrea
Gallicchio Barbara
Ghidella Natascia
Grazioli Oscar
Gulotta Laura
Luppino Maria Laura
Micheli Marco
Mortari Manuela
Petrantoni Gaspare
Pignatti Maurizio
Ponzo Paolo
Raviola Massimo
Ronsivalle Maurizio
Rossi Alessandra
Sacchi Alfredo
Savarino Paolo
Severi Elena
Stefanini Claudio
Taricco Massimo
Toscani Luca
Tosco Regina
Trucellito Riccardo
Varina Antonella
Zanaboni Gianluca
Zatelli Andrea

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