RISCALDAMENTO GLOBALE, INUIT: “TROPPO RAPIDO PER POTERCI ADATTARE”

RISCALDAMENTO GLOBALE, INUIT: “TROPPO RAPIDO PER POTERCI ADATTARE”

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I cambiamenti climatici sono aggressivi e repentini e a pagarne le conseguenze sono spesso le popolazioni più deboli: è il caso degli Inuit, popolo articolo di 118mila membri diffusi fra Stati Uniti, Canada e Groenlandia. Come riporta Dire la loro popolazione – in controtendenza rispetto all’Occidente – è piuttosto giovane, con il 33% che ha meno di 15 anni. Eppure i popoli artici sono costretti ad affrontare prima di altri le conseguenze della crisi climatica. “Siamo un popolo distinto con uno status distinto e distinti diritti, il diritto alla terra e il diritto alle risorse che sono stati purtroppo danneggiati dal cambiamento climatico”, ha detto in un’intervista a Osservatorio Diritti Dalee Sambo Dorough, presidentessa del Consiglio Circumpolare Inuit che ha precisato che la “velocità è il problema più grande”.

“Non soltanto siamo influenzati da quello che succede per via del riscaldamento globale – ha aggiunto – ma anche dall’attitudine coloniale delle altre nazioni e delle compagnie. Uno degli strumenti che abbiamo per difenderci sono i diritti umani”. Gli indigeni dell’Articolo, detti anche “popoli circumpolari” o “popoli artici”, sono divisi in vari gruppi. Tra questi, ci sono Sami, Nenets, Khanty, Evenk, Chukch, Aleut, Yupik e gli Inuit (Iñupiat) americani in Alaska, gli Inuit (Inuvialuit) canadesi e gli Inuit (Kalaallit) groenlandesi. “Ci sono molte sfumature, ma anche alcune caratteristiche simili da una zona all’altra nella spiritualità. Questa è sempre connessa al mare e agli animali marini. Così come le nostre lingue sono profondamente legate all’osservazione, alla conoscenza e all’uso delle nostre terre e dell’oceano”, dice ancora Dorough, riportata sempre da Dire. “Il cambiamento climatico si è sempre verificato e gli inuit si sono continuamente adattati a questi effetti. Tuttavia, oggi questi cambiamenti sono estremamente rapidi e l’adattamento è più precario. È la velocità del cambiamento il problema più grande, insieme alla capacità di mitigare questi cambiamenti in modi che consentano di mantenere la cultura”, commenta Shirley Tagalik, un’educatrice di comunità ad Arviat, Nunavut, in Canada.

In questi giorni – riporta sempre Dire – si sta svolgendo la conferenza Arctic Frontiers (26-30 gennaio) a Tromsø, in Norvegia, un incontro annuale dedicato proprio allo sviluppo sostenibile nell’Artico. Un appuntamento cruciale, vista la situazione: dal ’79, da quando cioè ci sono satelliti che studiano l’Artico, è stato calcolato che l’area media coperta dal ghiaccio è diminuita almeno del 40% e lo spessore medio è sceso di più della metà.

(Dalee Sambo Dorough. Foto dalla pagina Facebook “The Artic Circle”)

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