SAHEL, FAO E UNICEF: SHOCK CLIMATICO PEGGIORA IL PROBLEMA DENUTRIZIONE

SAHEL, FAO E UNICEF: SHOCK CLIMATICO PEGGIORA IL PROBLEMA DENUTRIZIONE

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Anche gli shock climatici alla base dell’aumento delle persone afflitte da una grave mancanza di cibo e opportunità di sostentamento vitale nel Sahel centrale (area dell’Africa sub-sahariana che include Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad, Sudan, Eritrea). A denunciarlo oggi in un comunicato congiunto – riportato dall’agenzia Nova – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) e il Programma alimentare mondiale (Pam), secondo cui la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare a meno che la comunità internazionale non agisca in fretta.

“Nonostante una produzione agricola complessivamente soddisfacente, 3,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza immediata nel Sahel centrale, secondo le ultime analisi di sicurezza alimentare”, si legge nella nota, in cui gli esperti prevedono che quasi 4,8 milioni di persone nel Sahel centrale saranno a rischio di insicurezza alimentare durante la stagione magra (giugno-agosto) se non verranno intraprese urgentemente azioni appropriate. “L’escalation senza precedenti dei bisogni umanitari nel Sahel centrale e’ un fattore importante per la situazione allarmante che l’intera regione dell’Africa occidentale sta affrontando nel 2020, dove il numero di persone a rischio di insicurezza alimentare potrebbe salire fino a un totale di 14,4 milioni, un livello che non e’ stato raggiunto dal 2012”, mettono in guardia le agenzie delle Nazioni Unite.

“Stiamo assistendo a un aumento sbalorditivo della fame nel Sahel centrale. Il numero di persone insicure dal punto di vista alimentare è raddoppiato dopo il periodo del raccolto, quando sarebbe dovuto calare. A meno che non agiamo ora, un’intera generazione è a rischio”, ha affermato Chris Nikoi, direttore regionale del Pam in Africa occidentale e centrale. Il cambiamento climatico sta inoltre sconvolgendo mezzi di sussistenza già fragili. “Ci sono già partenze anticipate di mandrie di transumanza. Questa situazione e’ aggravata da conflitti armati e di comunità, furti e brigantaggio, che interrompono la mobilità delle mandrie di animali, l’accesso al foraggio e alle risorse idriche. (Questo) porta anche a una concentrazione di animali in alcune aree più sicure, con il rischio di aggravare i conflitti tra agricoltori e pastori. Nel complesso – prosegue la nota – la crescente vulnerabilità delle popolazioni rurali, l’insicurezza e il conflitto sulle risorse stanno interrompendo la coesione sociale tra le comunità, portando a un peggioramento a lungo termine della crisi nel Sahel. Pertanto, l’assistenza immediata per rispondere ai bisogni urgenti deve essere accompagnata da investimenti sostanziali nei mezzi di sussistenza e nei servizi sociali rurali, al fine di rafforzare la coesione sociale e fornire le basi per la pace nella regione”.

(Foto di repertorio)

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