ONU: VIETARE IN TUTTO IL MONDO I MERCATI DI ANIMALI SELVATICI

ONU: VIETARE IN TUTTO IL MONDO I MERCATI DI ANIMALI SELVATICI

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L’Onu chiede un divieto in tutto il mondo dei mercati in cui si vendono animali selvatici: e’ stato proprio infatti da un mercato di questo tipo, a Wuhan, in Cina che sarebbe partita l’epidemia da nuova coronavirus che sta ora dilagando nel mondo. Ora Elizabeth Maruma Mrema, responsabile ad interim del segretariato delLE Nazioni Unite per la Convenzione sulla biodiversità’, ha affermato che i Paesi, per evitare future pandemie, dovrebbero vietare i mercati dove si vendono animali, vivi o morti, destinati al consumo umano. Nelle scorse settimane la Cina ha emanato un divieto temporaneo ai mercati di fauna selvatica ma non ha ancora reso permanente il bando.
“Proprio la perdita di biodiversita’ e’ un fattore determinante nell’emergenza di questi nuovi virus e ora due terzi delle infezioni e delle malattie emergenti provengono proprio dalla fauna selvatica”, ha sottolineato la responsabile Onu, facendo riferimento al disboscamento su larga scala, all’intensificazione dell’agricoltura, ai cambiamenti climatici antropogenici come concausa del fenomeno. “Il messaggio che ci arriva e’ che se non ci prendiamo cura della natura, lei non si prendera’ cura di noi. Per questo motivo i mercati di animali vivi vanno messi al bando”, ha avvertito. Al momento in Cina vige un divieto temporaneo dei mercati di fauna selvatica – zibetti, pangolini, pipistrelli, coccodrilli – ma ora deve essere reso permanente. Tuttavia, ha sottolineato Mrema, “prima di vietarli ovunque dobbiamo trovare soluzioni alternative per quelle comunita’ rurali e povere, in particolare in Africa: dalla vendita di quei animali dipende la sopravvivenza di milioni di persone”. La responsabile Onu guarda pero’ al futuro con ottimismo, dicendosi convinta che il prossimo accordo internazionale sulla biodiversita’ terra’ maggiormente conto di questo nuovo ordine globale dettato anche dalla natura. L’accordo in questione avrebbe dovuto essere firmato il prossimo ottobre nella citta’ cinese di Kunming, ma l’appuntamento slittera’ a causa della pandemia di Covid-19. Tale accordo dovrebbe stabilire una serie di buone pratiche da mettere in atto nelle attivita’ agricole, forestali e di pastorizia. La bozza, un elenco di 20 punti, e’ gia’ stata stilata da rappresentanti di 140 Paesi a Roma lo scorso febbraio. Il testo stabilisce, tra l’altro, la necessita’ di proteggere almeno un terzo degli oceani e delle terre, di ridurre del 50% l’inquinamento con rifiuti di plastica e i nutrienti in eccesso. “Preservare gli ecosistemi intatti e la biodiversita’ ci aiutera’ a ridurre la prevalenza di alcune di queste malattie. Quindi il modo in cui coltiviamo, il modo in cui utilizziamo i terreni, il modo in cui proteggiamo gli ecosistemi costieri e il modo in cui trattiamo le nostre foreste rovineranno il futuro o ci aiuteranno a vivere piu’ a lungo”, avverte la responsabile Onu.

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