STUDIO: CANI E BOVINI POSSIBILI SCUDI PROTETTIVI DAL CORONAVIRUS

STUDIO: CANI E BOVINI POSSIBILI SCUDI PROTETTIVI DAL CORONAVIRUS

2021
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Le persone che vivono a stretto contatto con cani e bovini potrebbero avere sviluppato una maggiore tolleranza all’infezione da coronavirus. Lo rivela uno studio italiano condotto dal Gruppo di Ricerca Covid dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblicato sulla rivista dell’Istituto Pasteur di Parigi ‘Microbes and Infection’ secondo il quale la vicinanza agli animali domestici e ai bovini può aumentare le difese immunitarie “naturali” dell’uomo in modo da attenuare i sintomi di una eventuale infezione.

Ancora una volta, quindi, uno studio scientifico (e non sintetiche dichiarazioni televisive fatte sia pure da ricercatori) rivela che gli animali non rappresentano affatto un pericolo per l’uomo, in questa fase. Al contrario, aiutano l’uomo.

La ricerca ha evidenziato una grande somiglianza di alcuni epitopi della proteina spike del coronavirus Covid-19 con quella del cane e del bovino suggerendo dunque l’ipotesi che l’esposizione a questi animali domestici e ai bovini possa dotare l’essere umano di difese immunitarie “naturali” in grado di attenuare i sintomi di un’eventuale infezione da coronavirus.

Il Gruppo di Ricerca Covid del Professor Andrea Urbani (Dipartimento di Biotecnologie di Base, Intesivistiche e Perioperatorie) e il professor Maurizio Sanguinetti (Presidente della Società Europea di Malattie Infettive e Microbiologia Clinica) hanno collaborato con la professoressa Paola Roncada e con il gruppo dell’Area Veterinaria del professor Domenico Britti del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università Magna Grecia di Catanzaro a cui ha partecipato il gruppo di ricerca del professor Luigi Bonizzi (Sezione “One Health” DSBCO dell’Università Statale di Milano).

La ricerca rivela che gli epitopi immunoreattivi di SARS-CoV-2 hanno un’elevata omologia con porzioni di proteine immunogeniche coinvolte nell’eziopatogenesi di alcuni coronavirus animali tassonomicamente correlati a SARS-CoV-2 e suggerisce ipotesi interessanti riguardanti l’immunizzazione umana mediata da una precedente esposizione a ceppi virali animali correlati. Insomma, se il coronavirus “umano” è molto simile a quelli di cui sono portatori gli animali (e non sono affatto pericolosi per l’uomo), i proprietari e le persone che vivono a stretto contatto con cani e bovini potrebbero avere già sviluppato una maggiore tolleranza al Covid-19. Lo studio potrebbe portare a nuovi trattamenti e a un vaccino, ma anche a nuovi approcci diagnostici interdisciplinari. I coronavirus di cui cani e bovini sono portatori (e – ribadiamo – non sono mai stati dannosi per l’essere umano), in sostanza sarebbero una benefica fonte di particelle di virus immunostimolanti, fornendo così uno scudo al coronavirus in circolazione.

(Testo da Enpa.it)

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